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AINULINDALË

L’“AINULINDALË”, “La Musica degli Ainur”, è un cantico contenuto nel libro “Il Silmarillion”, di J.R.R. Tolkien.

Nell’“AINULINDALË”, Tolkien descrive come Eru (vedi voce), il dio supremo, diriga i tre temi musicali sulle cui note i Valar, le altre divinità, innalzano un canto della creazione. Infatti, ad immagini pensate astrattamente, sono sostituite descrizioni cantante che, tramite la Fiamma Imperitura di Eru, prendono forma divenendo realtà. Alle fantasiose invenzioni di uno degli Ainur, Melkor, si devono tutte le difformità dal tema originale voluto da Eru: eppure, tali ideazioni vengono riportate da Eru nel proprio disegno, che nel complesso si rivela ancor più bello – perché le stonature rendono più gradevoli le armonie – ed incorruttibile. I tre Temi di questa musica corrispondono a tre distinti momenti: il Primo e il Secondo sono la creazione del Mondo – “Il Mondo che è” – e di quanto lo componga; il Terzo vede la nascita dei Figli di Eru, tra cui gli Eldar/Elfi, da lui solo ideati e voluti e, per tale ragione, superiori in bellezza a qualunque altra cosa, al punto da far desiderare agli Ainur di rivestirsi di forme terrene e scendere a vivere sulla Terra – in Arda – tra essi. Solo successivamente compariranno gli Uomini, e tutte le altre creature.

In questa cosmogonia sono ravvisabili alcune probabili ispirazioni tolkienane. In primo luogo la creazione musicale o cantata è da confrontarsi con la concezione medioevale del Canto Gregoriano: basandosi sul principio che una singola voce isolata non fosse armonia, bensì un coro fosse maggiormente completo, nonché ispirandosi alla simbologia numerica delle sette note esistenti (sette, come i giorni della creazione), il Canto Gregoriano voleva mostrare come la “comunione dei figli di dio” poteva raggiungere quella perfezione, voluta nel pensiero divino, che nessuna individualità isolata poteva eguagliare.

Ancora, è possibile osservare come la creazione del cosmo tolkienana ricalchi la tradizione Cristiana, in particolare quella del giudaismo più arcaico e la posizione dell’Evangelista Giovanni. Infatti, inizialmente vi è un pensiero, presso dio, che è esternato come idea, ma prende forma soltanto mediante la parola nel canto, diventando, tuttavia, realtà solo successivamente, per opera di una essenza fiammeggiante: tale concezione è parallela alla logica Cristiana in cui all’origine vi è Dio che è anche “logos”, cioè pensiero e parola; ma il “logos” è anche la seconda persona della Trinità, cioè il figlio, il verbo che si farà carne, la parola che sola dà finalmente forma ad un pensiero precedentemente astratto e non condiviso da altri; infine, è soltanto la terza persona della Trinità, lo Spirito Santo, simile a vapore e fuoco, a concretizzare, con la propria opera, quanto precedentemente era solo pensiero e verbo.

Un ultimo parallelo è, nuovamente, con l’età medioevale: i tre temi della creazione ricalcano, infatti, anche la concezione di molti filosofi dell’epoca, in primis Giovanni Eriugena Scoto, che aveva descritto i quattro momenti della creazione, dividendo la natura in quattro parti, di cui solo tre partecipano della creazione stessa: “Natura non creata che crea” (Dio Padre), “Natura creata che crea” (il Figlio e lo Spirito Santo), “Natura creata che non crea” (tutte le creazioni di Dio, tra cui gli uomini); resta distinta la “Natura non creata che non crea”, nient’altro che quella parte del primo essere, Dio, che si tiene in disparte dall’atto della creazione.

ATALI

Nel pantheon dello scrittore Robert Ervin Howard è la figlia di Ymir, detto il “Gigante dei ghiacci”. Nel Vanheim, si narra che ella appaia ai moribondi, sui campi innevati ed insanguinati di battaglia. Cammina sulla neve a corpo nudo, rilucente come avorio, tra i morti , adescando i guerrieri superstiti ed allontanandoli da campi battuti, conducendoli nelle distese deserte per farli uccidere dai suoi fratelli – i giganti del ghiaccio – che poi depongono sulla tavola di Ymir i rossi cuori degli uomini, ancora fumanti.  

 

 

 

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