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BERSERKR

La parola (pl. Berserkir), che letteralmente si può tradurre con “orso” o “uomo-orso”, designa una figura guerriera della cultura nordica. Assimilabile al Úlfhéđhinn (v. voce), con cui condivide la totalità dei propri tratti caratteristici, è un tipo di guerriero invasato dalla furia divina. Fintanto che l’invasamento perdura, questi guerrieri acquisiscono una forza straordinaria, che li porta a mordere le armi avversarie, nonché gli scudi o le frecce; non sentono il freddo, né il fuoco, né il dolore delle ferite, al punto da sembrare inarrestabili od invincibili, quasi immortali. Anche il loro aspetto rispecchia tale concezione: essi sono generalmente descritti come uomini dai capelli e la barba lunghi ed incolti, irsuti, spesso nudi o vestiti soltanto di pelli di animali (orsi). L’invasamento divino ha una propria logica, che rispecchia le nozioni dell’antica religione germanica: Odino, il dio supremo del pantheon nordico, era anche il Dio della morte, nonché il dispensatore della morte stessa (in una visione assimilabile alla più antica raffigurazione del dio greco Zeus, artefice del destino degli uomini). In una cultura prettamente bellica, quale era quella germanica antica, il campo di battaglia era il palcoscenico preferenziale e prestabilito per la morte degli uomini (che solo attraverso una morte degna e valorosa in battaglia potevano accedere al paradiso degli eroi, il Valhöll): vi morivano i prescelti dal dio Odino, e la furia del dio medesimo, dispensatrice di morte per alcuni e salvifica per altri (gli invasati), era, quindi, in diretta connessione con tale concezione. Essi, inoltre, “non temono né il ferro né il fuoco” (“Edda” di Snorri, II, 8). Nelle opere di fantasy contemporaneo il nome è spesso storpiato in un più americano “berserker”.  

 

 

 

 

 

 

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