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I figli di Hùrin Autore: J.R.R. Tolkien VOTO:
Cartonato | 325 | Bompiani | 2007 | EAN: 9788845259616 € 20,00
LA TRAMA [dalla nota di Quirino Principe]: "Hurin
è un cavaliere, fraterno amico del suo re; è sposato con Morwen e ne ha avuto
un primo figlio, Turin. Quando Turin è ancora un bambino, Hurin deve partire
per combattere contro il perfido signore del male Morgoth, che prima lo cattura
e poi lo tortura, per farsi dire dove si sono rifugiate le truppe superstiti.
Poiché Hurin resiste, il signore del male lo minaccia: se non confesserà, a
pagare sarà la sua famiglia. Per fortuna, nel frattempo, la saggia Morwen
decide di allontanare Turin, e lo manda da un re amico, Thingol. Turin cresce e
a diciassette anni si sente pronto per diventare anche lui cavaliere e andare
alla ricerca di suo padre. Unendosi a una banda, Turin si mette in viaggio e fra
scorribande, assalti a tradimento e avventure di ogni genere, riesce a sfuggire
agli uomini di Morgoth che lo inseguono, di regno in regno. Dopo essersi
rifugiato presso un altro re, sotto falso nome, Turin arriva allo scontro
finale..." IL COMMENTO (Autore Francesco Brandoli) I figli di Hùrin è un inedito di Tolkien, curato dal figlio Christopher ed arricchito dalle strepitose illustrazioni di Mr. Alan Lee, forse il miglior acquerellista vivente. Come sempre risulta difficile sapere quanto di ciò che viene proposto sia parto del signor J.R.R. e quanto sia un’aggiunta del figlio, a cui si deve comunque porgere un inchino per il lavoro. In verità le appendici al libro lasciano presupporre che i punti salienti dell’opera – e la maggior parte di essa – siano scritti direttamente da J.R.R.. Ottima cosa, perché alcuni brani e passi sono davvero filosofia gettata lì, con umiltà e semplicità. Qualche parola sul perché considero questo libro imperdibile e un capolavoro. Da bambino incappai nel Silmarillion che non riuscii ad affrontare bene, perché difficile. Ne ricavai solo un’immagine di Melkor terribile e bellissima, che mi condizionò l’intera esistenza. Anni dopo, da ragazzo, lessi l’intero Silmarillion con approccio più adulto: bellissimo, ne amai in particolare due storie tra le tante. Quella d’amore e santità di Luthien e Beren. E la tragedia greca di Tùrin Turambar dagnir Glaurunga. Ora, anni dopo, quando la memoria vacilla e il tempo ha invecchiato la mia mente, ecco un libro che riprende la sola storia di Tùrin: ingrandita, piena di dettagli e poesia. Una storia così tragica e triste come ne ho lette poche in vita mia. Ma amo le tragedie, da quando sono bambino. Perché è la tragedia a dire la verità sulla vita; perché la vita è dolore, come insegna Siddharta. Ho amato l’Amleto. Ho amato Edipo e le Eumenidi. Ho amato tragedie meno prosaiche, come “Il corvo”, “Il re leone”, “Kill Bill”, i film di Mel Gibson in cui la sua famiglia viene ammazzata e lui s’arrabbia… Ma la storia di Tùrin ha qualcosa di più, che per essere apprezzata richiede di conoscere il Silmarillion e Melkor. Richiede di conoscere il pantheon di Tolkien. Perché Tùrin è un eroe tragico, che sopporta più dolori di quanto mente umana possa ideare, ma in ciò andando contro il destino, andando contro i disegni del Male personificato, diventando astrazione simile al pensiero divino, al bene puro, incarnato in un Figlio che è redenzione e liberazione… Tùrin è una figura che riassume tutta la poesia e la filosofia del Tolkien cristiano e dell’eroe medievale e tragico. Ed è, forse, il più grande eroe che sia mai stato creato. |
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