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I TRE IMPOSTORI   AUTORE: ARTHUR MACHEN   VOTO:

    

I tre impostori
di Arthur Machen
Collana: TIF - Tascabile Immaginario Fanucci
Genere: Dark
Anno: 2004
Pagine: 192
Euro 7.5

Traduzione dall’inglese di Roberta Rambelli
Postfazione di David Trotter

LA TRAMA (Autore: Francesco Brandoli)

Il romanzo si incentra su due amici: lo scrittore Dyson, contemplativo e romantico, e Phillips, studioso analitico e razionale. 

Dyson incapperà in un grottesco inseguimento tra un giovanotto con gli occhiali e un uomo dai tratti ferini: il primo, nella fuga, lancerà lontano una moneta rarissima - un Tiberio d’oro, di grande valore.

Da qui inizieranno una serie di storie dell'orrore, tra loro collegate grazie al filo conduttore di questa moneta e del misterioso giovanotto con gli occhiali, che pare essere ricercato da molto persone: infatti, tutte, in un modo o nell'altro, lo pongono al centro di qualche mistero. Quello della pietra incisa con 60 caratteri improbabili e sconosciuti, il c.d. sigillo nero, in particolare, dipanerà i segreti di creature mostruose ed antichissime, che si celano in agguato  da secoli nell'ombra dell'umanità... 

 IL COMMENTO (Autore: Francesco Brandoli)

“I tre impostori” (The Three Impostors or The Transmutations – del 1895) è, insieme con “Il Grande Dio Pan” (di cui invito a leggere la recensione), una delle poche opere dell’autore Arthur Machen esistenti in Italiano, grazie alla Fanucci Editore.

Machen, dichiarato maestro di scrittori del calibro di Lovecraft, è uno dei massimi autori del genere horror.

Sua la geniale intuizione che gli antichi dei del paganesimo, o gli antichi spiriti dei culti popolari, potessero essere presenze ancora vive nella contemporaneità: mostri, demoni, orrori (talvolta di natura sovrumana o addirittura extraterrestre) che popolassero ancora questo mondo, sotto l’apparente veste innocua della leggenda.

“I tre impostori” è un romanzo circolare, in cui l’inizio e la fine si collegano, tenendo compatte le storie che compongono la narrazione: perché il romanzo, in realtà, utilizza una trama abbastanza reale (per quanto terribile e spietata, da thriller moderno) per introdurre diversi personaggi, ciascuno narratore di una storia tendenzialmente autonoma e distinta dalla trama complessiva, ma che ne arricchisce l’atmosfera.

Pertanto, se il romanzo in sé è piacevole senza, tuttavia, raggiungere elevate vette di perfezione, alcune delle storie in esso contenute (due in particolare: “La storia del sigillo nero” e “La storia della polvere bianca”) sono tra le migliori storie horror di tutti i tempi.

Possono anche essere lette autonomamente, come se fossero singoli racconti indipendenti: anzi devono essere lette, quindi consiglio a coloro cui non piacesse la trama complessiva del romanzo, prima di abbandonarne la lettura, di leggere comunque i due capitoli succitati…

Infatti, è nei singoli racconti che Machen raggiunge la propria grandiosità: è nelle singole storie, di orrori ancestrali, antiche razze e creature fatate, reperti ignoti, trasmutazioni e abomini, che l’intera concezione dell’orrore dell’autore è palesata e definita.

Il romanzo, quindi, nella sua semplicità, si dimostra una valida scelta dell’editore, perché permette, ad un tempo, di conoscere l’abilità di Machen sia come scrittore di prosa – descrittore di una Londra cupa di fine ‘800, dei suoi abitanti e dei loro gusti, anche letterari – sia come autore di genere horror, cogliendo in alcuni dei racconti che compongono il romanzo la sua genialità.

Molto di ciò che può aver ispirato anche lo stesso Lovecraft, risulterà immediatamente ovvio ai lettori del romanzo: che ne ritroveranno intuizione, atmosfere, paesaggi, idee…

Machen, però, come già in precedenza ho sostenuto, non è solamente un genio dell’horror: ma, anni prima di un capolavoro come il “Dracula” di Stoker, che doveva segnare la storia, il suo concetto di orrore è parzialmente svincolato dal puro sovrannaturale (che la farà invece da padrone in molte altre opere di genere, per molti anni a venire, tra cui lo stesso “Dracula” appunto).

Il sovrannaturale, quando c’è (cioè spesso), ha sempre delle salde basi logiche: è un sovrannaturale spiegabile, razionale (legato a popoli ed epoche così alieni o lontani da apparire meravigliosi perché sconosciuti e diversi e rispondenti a leggi diverse da quelle umane); ma è un sovrannaturale sempre comprensibile al lettore, ben realizzato, al punto da apparire credibile e convincente. Una concezione del fantastico e dell’orrore, che solamente con autori del calibro di Lovecraft e successivamente con la fantascienza (mi viene in mente “Il figlio della notte” di Williamson) avrebbe avuto altrettanta maturità e completezza, inserendosi in pantheon e contesti irreali, ma dotati di coerenza interna e logicità propri della migliore realtà.

Insomma: un romanzo solo parzialmente consigliato, perché non è tutto allo stesso livello… ma qualcosa, in esso, è non solo consigliato, ma imperdibile ed unico!

 

 

 

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