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È proprio di questi giorni (2 aprile 2009) una notizia apparsa su "il Resto del Carlino", quotidiano di Bologna, che completa le informazioni già da me raccolte anni fa sulla fantomatica ghost house di Bologna, la "infestata" Villa Clara.

La verità è definitivamente venuta a galla: nessun fantasma, nessuna villa stregata.

Una verità che farà dispiacere a molti... A tutti coloro che non potranno più credere in una leggenda pittoresca, ricordata anche nell'articolo in questione, in una versione che - per la sua collocazione in un quotidiano - vale la pena citare: "La leggenda narra che, ai primi del ‘900, il palazzo ospitasse padre, madre e una bimba chiamata Clara, che pare fosse dotata di poteri di chiaroveggenza: avvisava i suoi genitori di avvenimenti che sarebbero accaduti in futuro, indovinandoci. Si dice che il padre, esasperato e forse intimorito dai suoi poteri, una notte preso da un raptus di follia la murò viva all’interno della casa. Da allora raccontano che in certe notti si senta ancora la bambina piangere, cantare lamentarsi oppure la si veda girovagare in giardino."

 Tuttavia, la cosa più importante è che finalmente i preziosi ed antichi dipinti ed affreschi contenuti nella Villa saranno recuperati e salvati!

Dal testo dello splendido ed illuminante articolo apparso, a firma di Nicola Cappellini, risulta in particolare che "I lavori di restauro — realizzati dall’ impresa edile ‘Paganelli e Guidotti’ di Zocca su progetto dell’architetto Stefano Capponi e dell’ingegner Claudio Martini e sotto la supervisione della Sovrintendenza per i beni architettonici — sono iniziati dal tetto, che è stato praticamente rifatto, e stanno procedendo col consolidamento dell’edificio, mentre i circa 400 metri di affreschi che decorano le sale interne sono stati ‘velinati’, ovvero coperti con della carta giapponese, e saranno presto oggetto di un attento restauro. La villa dovrebbe essere interamente recuperata tra un paio di anni, con una spesa complessiva di 3 milioni di euro (e un contributo della Sovrintendenza). I suoi attuali proprietari — la signora Maria Vittoria Bossi e il figlio Zeno Sbardella — sognano di farne un centro per ricevimenti e matrimoni e forse anche una scuola d’arte."

Infatti, ora la Villa, per anni oggetto di vilipendio ed effrazioni, ha dei precisi proprietari, la cui storia - ironia finale - ricalca ancora una volta i cliché della narrativa dell'orrore: perchè, dopo anni, con il testamento di un vecchio parente, l'attuale proprietaria ha scoperto, ignara di tutto, di aver ereditato da un lontano parente la "villa stregata".

Questi i dettagli dell'articolo: "Storia antica e tribolata quella di Villa Malvasia. Non si conosce la data esatta della sua costruzione, anche se è probabile che sia avvenuta tra il 1572 e il 1585. A dirlo è lo stemma di Papa Gregorio XIII, che campeggia sulla sommità del camino nella sala principale. Era infatti consuetudine, a quei tempi, riferire il periodo di costruzione di un edificio appartenente ad un nobile casato proprio al Pontefice regnante in quegli anni. E’ certo, invece, che il suo più illustre proprietario, il conte Carlo Cesare Malvasia, nel suo testamento del 22 dicembre 1692, lasciò il gioiellino di via Zanardi (allora via delle Lame) all’Arciconfraternita della Vita. Ma da quella data in poi la storia del Casino del Trebbo si fa oscura per tutto il Settecento e l’Ottocento. La villa ricompare negli annali delle cronache cittadine nel 1905, quando diventa di proprietà del cavalier Ferdinando Bonora, che apporta numerosi miglioramenti all’edificio e alla sua morte (1917) la lascia in eredità alla figlia Zaida. In seguito, la casa passa in mano a diversi speculatori che ne mettono a repentaglio la conservazione, utilizzando la doppia loggia d’ingresso, disegnata a forma di ‘T’ secondo la tradizionale tipologia bolognese, come rimessa per carri da trasporto che vengono fatti entrare per una rampa posticcia. Quindi, nel 1928 viene acquistata dalla signora Clara Mazzetti (da cui la probabile origine del nome Villa Clara), che fa arredare le sale del pian terreno. E nel 1954, finalmente, viene acquistata dal padre dell’ingegner Alessandro Alessandri. Quest’ultimo, uomo profondamente religioso e tormentato dai sensi di colpa per un amore di gioventù osteggiato dalla famiglia, alla morte del genitore eredita un cospicuo patrimonio (127 immobili), di cui però si cura ben poco nel corso della vita. Cominciano così gli anni del declino della palazzina, complicati dalla fama di ‘villa maledetta’. Fino all’ultimo colpo di scena. Nel 2004, alla morte dell’ingegnere, la casa viene ereditata dalla signora Maria Vittoria Bossi, che scopre solo all’apertura del testamento di essere la figlia di Alessandri e di quel suo perduto amore. Sarà lei a salvare Villa Malvasia."

La leggenda è giunta a conclusione: ora, ai curiosi, non resta che attendere il restauro e la futura apertura al pubblico della Villa, per poterla finalmente ammirare, senza paura di compiere reati... Almeno che non vogliano scappare senza pagare il conto! :-)

Francesco Brandoli

 

 

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