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     IL GRANDE DIO PAN   AUTORE: ARTHUR MACHEN   VOTO:

    

Il grande dio Pan
di Arthur Machen
Collana: TIF - Tascabile Immaginario Fanucci
Genere: Dark
Anno: 2005
Pagine: 128
Euro 7.5

LA TRAMA

La trama è tratta dalla scheda del libro, nel sito della Fanucci Editore (http://www.fanucci.it/scheda.asp?i=88-347-1052-5):              

"Fanucci Editore ripropone al pubblico italiano l’opera più inquietante di Arthur Machen, il romanzo breve Il grande dio Pan, del 1894.

Un chirurgo opera una donna al cervello con lo scopo di aprire il suo “occhio interno” e farla entrare in contatto con il diabolico dio Pan. Dall’unione con il male (Pan rappresenta la mostruosa divinità della natura, la cui semplice visione induce alla pazzia) nascerà un essere terrificante, che porterà terrore e follia nelle vite di coloro che entreranno in contatto con lui. Machen trascina il lettore con tensione crescente fino all’orrore finale, portando alla luce le terribili potenzialità delle teorie darwiniane sulla selezione delle specie.

Padrone di una prosa filigranata e delicatamente lirica, Machen va soprattutto ricordato per essere stato il primo scrittore ad aver dedicato un ciclo narrativo alle antiche divinità e ad averne proclamato il ritorno tra gli uomini. Per Machen il mondo non è altro che un'illusione, il pallido riflesso di una realtà più grande e sconosciuta che brulica di “cose che [l'autore] nemmeno osa sussurrare nella notte più oscura e nella più totale solitudine”. È la realtà degli esseri notturni e furtivi, un universo profondamente mistico e pagano, che egli descrive nel suo Piccolo Popolo.

Machen è fra i pochi autori che abbiano fatto dell'orrore cosmico il fulcro del loro messaggio artistico. Le sue radici celtiche, i ricordi giovanili legati alle inquietanti colline, le antiche foreste e le rovine cariche di mistero, hanno contribuito a sviluppare in lui una vita immaginativa la cui bellezza è comparabile solo alla ricchezza del suo retroterra culturale. Scrittore scarsamente conosciuto dal grosso pubblico, apprezzato solo da una ristretta cerchia di appassionati dell'occulto, del misterioso e del magico, la sua influenza è tuttavia evidente in autori successivi, quali H.P. Lovecraft, del quale è considerato il maestro, e che definiì il suo The White People (1904) “il miglior racconto del soprannaturale di tutti i tempi”.
"

 

IL COMMENTO (Autore: Francesco Brandoli)

Il grande Dio Pan è indubbiamente un’opera di grande interesse e valore, almeno limitatamente a quella che si può considerare narrativa di genere (fantastico). Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1894, cioè sette anni prima del Dracula di Stoker. Se quest’ultimo apre e segna definitivamente l’evoluzione della letteratura fantastica verso le sfumature di un genere horror meno gotico (nel senso classico e pedante del termine) e più visionario ed ancestrale, nonché “violento”, è, però, vero, che molte delle cupe e fumose atmosfere della Londra di fine ottocento, ammantata di soprannaturale, sono già presenti nel “Dio Pan”. Come già erano apparse e stavano apparendo in altre grandi opere di autori importanti (in primis Stevenson) nonché in una realtà segnata, anni prima, a cavallo del 1888, dagli assassini di Jack the ripper ed ora da occultisti del calibro di Aleister Crowley.

Il terreno è fertile per la nascita e lo sviluppo di opere narrative cupe ed in ciò il “Dio Pan” riesce benissimo: poca azione, ma tanta atmosfera surreale e misteriosa, conturbata dall’aleggiante ed inquietante presenza, costante, di un dio ancestrale ed alieno.

Infatti, il “Dio Pan” strizza l’occhio anche alla fantascienza che, sempre in quegli anni, cominciava ad evolvere dal proprio embrione: perché Pan non è soltanto un demone incarnato, capace di camminare su questo mondo; è anche una presenza malvagia e perversa che esiste altrove, nell’universo e negli spazi cosmici esterni, capace di violentare il pensiero e l’animo, prima del corpo. È l’abitatore di una realtà da sempre esistente, eppure visibile solo a pochi eletti o sfortunati.

Inutile precisare perché, se queste sono le premesse, il “Dio Pan” (altresì il celtico Nodens) sia un’opera capace di impressionare H.P. Lovecraft al punto da essere citata, insieme al suo autore, nelle storie del solitario di Providence. Il “Dio Pan”, infatti, presenta già, in nucleo, molte delle atmosfere e delle idee che caratterizzeranno la successiva opera di Lovecraft, con i suoi orrori antichi e cosmici; è quindi un’opera affascinante e che varrebbe la pena di essere letta, forse, anche solo per questi brevi caratteri.

 

 

 

 

 

 

 

 

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