Voto:
GRAFICA:

SONORO:

STORIA:

TOTALE:

Recensione
di: Francesco Brandoli
La
Trama
La
storia di Wolf’s Rain si
svolge in un mondo futuristico, descritto, tuttavia, con tocchi
d’ambientazione classici, stile film anni ’50, caratterizzato da un
sottile decadentismo. Gli uomini sono tendenzialmente pragmatici e
post-industriali, nella loro concezione: non c’è spazio, nella loro
esistenza, per miti o leggende. Del resto, in questo mondo in decadenza,
gli animali più comuni sembrano essersi estinti: in
primis i lupi. Eppure, il Libro della Luna, testo all’indice e
considerato eretico, tramanda un antico mito per il quale gli uomini
sarebbero stati creati dai lupi.
In
un laboratorio scientifico, intanto, si studia la fanciulla del fiore: un
essere ibrido, a metà tra l’umano e il vegetale, creato dall’antica
scienza, di cui si è persa conoscenza, chiamata alchimia. Una scienza
grande e potente, se addirittura si pensa che i progenitori degli antichi
alchimisti siano giunti da altri mondi, attraverso un passaggio noto come Rakuen.
Un mondo nel quale, si dice, i lupi siano i dominatori: al pari di dei.
I
lupi, tuttavia, non sono estinti: essi ingannano la vista degli uomini,
apparendo simili a loro. Con aspetto e forma umani, anche se non sempre,
essi si aggirano nel mondo, attratti dalla fanciulla del fiore: attratti
dalla sua essenza di “fiore della luna”. Un fiore che li guiderà
nella strada verso il Rakuen, sorta di Eden, dove non c’è morte né
dolore.
Eppure,
la strada verso il Rakuen è irta di pericoli: costellata di guerre di potere tra i
nobili in decadenza, signori delle città, per il loro controllo; un
cacciatore desideroso di vendetta, per lo sterminio della propria famiglia
ad opera di lupi, capace, fra pochi, di riconoscerli nelle loro sembianze
umane; infne, esseri non umani e malefici e – soprattutto – l’ultimo
conoscitore dell’antica alchimia. Costui, il nobile Darcia,
dall’occhio di lupo, è desideroso di trovare il Rakuen
per salvare la sua bella Amona, avvinta in un sonno perenne, perché la
sua anima è stata rapita nel Rakuen…
Riusciranno
i lupi a raggiungere la loro meta? Cos’è realmente il Rakuen?
Se fosse la porta dell’apocalisse, verso una palingenesi del mondo? Se
fosse la fine di un mondo apparentemente futuro ma in realtà più antico
del nostro? O se fosse, peggio ancora, un inferno?
Uomini
e lupi partono verso “un posto che forse non esiste”. Allora perché
un così forte senso li pervade, dicendogli “dirigiti al Rakuen”?
Il
viaggio ha inizio…
Il commento
Questo
cartone è indubbiamente uno dei prodotti migliori dell’animazione
nipponica degli ultimi anni. Il livello visivo-grafico è elevatissimo.
Pochi cartoni, parlando di serie concepite ad episodi per la televisione,
possono vantare una cura e un’attenzione altrettanto precisa nel
dettaglio. La scelta dei colori, debitamente valutata dal regista, è
fatta apposta per ammorbidire ed avvolgere, con colori vivi e tinte
fiabesche ed innaturali. È, persino, seppur non a livelli perfetti,
curato quello che è il reale distinguo tra un cartone ben fatto ed un
prodotto di massa: il battito degli occhi dei personaggi, troppo spesso
dimenticato dall’animazione (soprattutto nipponica, in cui per ore,
salvo strani eventi, i personaggi restano ad occhi fissi e spalancati).
L’edizione italiana è molto curata anche nel doppiaggio.
Del
resto, alla base di quest’opera ci sono le prime scelte del mercato
orientale: la sceneggiatura è della stessa Keiko Nobumoto che il mondo ha
amato e conosciuto per il celebre (ed altrettanto bello) Cowboy
Bebop; la regia è di Tensai Okamura, che, a parte il già citato
Cowboy Bebop, ha diretto anche l’altrettanto noto Ghost in the Shell; il character
design è di Toshihiro Kawamoto (ancora Cowboy
Bebop, ma anche Golden Boy,
anch’essi con personaggi assai curati); infine, le musiche, sono della
bravissima Yoko Kanno, anch’essa nota per il lavoro svolto in Cowboy
Bebop. Insomma, se gli autori di un capolavoro si mettono all’opera
in nuovo progetto è anch’esso un capolavoro? La risposta pare
affermativa: la prova l’avrete anche solo ascoltando un cd con la
stupenda colonna sonora di questo cartone. La gente che la sentisse,
incontrandovi, non crederebbe mai che sia tratti da un cartone animato
giapponese…
I
personaggi sono ben descritti, sia come aspetto che come caratteri.
Le
pecche, purtroppo, però, ci sono: farete molta fatica a comprendere la
storia, agli inizi, e penso che, per gustarla appieno, dovrete rivedere
l’intera serie una seconda volta, anche se, spero, il mio riassunto (v. supra)
potrebbe essere di grande aiuto, in tal senso. Ridondanti e superflui
alcuni episodi collage, riassuntivi di tutta la storia, circa a metà esatta della
serie: vi faranno parzialmente annoiare e irritare.
Consigliato
a tutti, in particolare agli amanti di fantascienza e di horror, nonché
del fantastico in generale. Il futuro-decadente della storia strizza
l’occhio a “La macchina del tempo” di H.G.Wells; i lupi antropomorfi
ai licantropi… A dire il vero, salvo il concetto ed il tempo della
trasformazione, che non è una vera trasformazione e non dipende dalla
luna piena, questo cartone potrebbe sembrare a tutti gli effetti una
storia di lupi mannari. Lupi tendenzialmente buoni, come, del resto, lo
sono nella realtà. Oltre lo stereotipo medievale e favoloso, i lupi non
sono animali pericolosi e raramente attaccano, se non molestati o per
difesa.
Il
tutto è, poi, circondato da atmosfere talvolta gotiche, talaltra
fantascientifiche: preparatevi addirittura ad astronavi dotate di cannoni
al laser direzionale, che segue in complessi ghirigori dendritici la
propria preda! Imperdibile!
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