{"id":195,"date":"2016-03-05T12:18:05","date_gmt":"2016-03-05T11:18:05","guid":{"rendered":"http:\/\/www.francescobrandoli.eu\/?p=195"},"modified":"2016-04-27T15:56:18","modified_gmt":"2016-04-27T13:56:18","slug":"il-mistero-di-villa-clara-bologna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/2016\/03\/05\/il-mistero-di-villa-clara-bologna\/","title":{"rendered":"Il mistero di Villa Clara (Bologna)"},"content":{"rendered":"<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_counters\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/share-small.png\" style=\"border:0px; padding-top:2px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_c=new Array(\"twitter\",\"facebook_like\",\"facebook_send\",\"google\",\"pinterest\",\"email\",\"print\");var hupso_counters_lang = \"en_US\";var hupso_image_folder_url = \"http:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/plugins\/hupso-share-buttons-for-twitter-facebook-google\/img\/services\/\";var hupso_url_c=\"\";var hupso_title_c=\"Il mistero di Villa Clara (Bologna)\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/counters.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div><p style=\"text-align: justify;\">A seguito del rinnovo del sito, per cui molte pagine sono andate perse, mi pare doveroso recuperare immediatamente il testo di uno degli articoli pi\u00f9 vecchi e amati: la storia della &#8220;casa infestata&#8221; pi\u00f9 celebre di Bologna, &#8220;Villa Clara&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All&#8217;epoca in cui scrissi quest&#8217;articolo &#8211; parliamo circa del dicembre 2006! &#8211; non si sapeva nulla di preciso sulla storia della Villa e fui il primo, dopo un pomeriggio speso in ricerche nella biblioteca dell&#8217;Archiginnasio, a fare finalmente luce sulla reale dinamica dei fatti&#8230; Dopo di allora, tanti mi hanno copiato senza nemmeno citarmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ebbene, di seguito la storia, nell&#8217;ordine cronologico in cui io stesso la scrissi e scoprii.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni luogo possiede un patrimonio pi\u00f9 o meno noto di storie incredibili, leggende o misteri: Bologna non fa eccezione a tale regola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In generale, si pu\u00f2 osservare come l\u2019Emilia Romagna sia, da lungo tempo, una regione ricca di segreti: celebre \u00e8 il caso della Rocca di Montebello, vicino a Rimini, meglio nota come il Castello di Azzurrina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quel luogo, infatti, si dice che sia morta, secoli fa, una bambina, il cui fantasma abiterebbe ancora la fortezza, al punto da essere stata sentita piangere: addirittura, il suo lamento sarebbe stato registrato con esperimenti di psicofonia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Probabilmente, alla diffusione di racconti come questi si deve anche la nascita del mistero inerente Villa Clara.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Villa si trova un po\u2019 fuori Bologna, al n. 449 di Via Zanardi, a poca distanza dalla localit\u00e0 Trebbo di Reno. Di fatto si trova in aperta campagna, immersa in campi dove non si spinge nemmeno l\u2019illuminazione stradale e dove, talvolta, si alzano fitti banchi di nebbia. Il visitatore che si spingesse in quel luogo si troverebbe innanzi una casa fatiscente, circondata da un giardino incolto e ipertrofico; scritte sui muri e un cancello pi\u00f9 volte rattoppato e sigillato da robusti catenacci. In realt\u00e0, la Villa ha mura perimetrali solo nella parte anteriore ed il portone \u00e8 praticamente sfondato: quindi chiunque potrebbe penetrarvi, chiaramente compiendo un reato. Infatti, tale Villa \u00e8 propriet\u00e0 di qualche privato o, pi\u00f9 probabilmente, del Comune.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attorno alla Villa sono sorte, negli anni, strane dicerie, che l\u2019hanno resa oggetto di una vera e propria <em>urban legend<\/em>. Una leggenda metropolitana non \u00e8 qualcosa di diverso da una normale leggenda. Infatti, se per anni oggetto delle storie misteriose sono state superstizioni bucoliche e pagane, oggi, in un periodo di globalizzazione che volge lo sguardo ad un mondo sempre pi\u00f9 tecnologico, anche le leggende si sono urbanizzate, andando a colpire aspetti assai comuni della vita o realt\u00e0 molto meno favolistiche o ancestrali. Una comunissima casa di citt\u00e0; un cimitero; le fogne e i cunicoli della periferia, per non parlare di eventuali sottopassaggi o metropolitane: tutti i luoghi, una volta ammantati nell\u2019oscurit\u00e0 di una notte sempre pi\u00f9 criminalizzata e violenta, sono scenari perfetti per ambientazioni adatte ai migliori <em>film horror<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In merito a Villa Clara la storia ricalca il <em>clich\u00e8<\/em> classico della <em>ghost story<\/em>: protagonista \u00e8 diventata una fantomatica bambina, di nome Clara (<em>sic!<\/em>). La Villa, si narra, sarebbe stata abitata dalla blasonata famiglia Alessandri. Clara sarebbe stata figliastra del padrone della Villa, un nobile, che l\u2019avrebbe poi murata viva all\u2019interno della stessa costruzione, per punirla di una tresca incorsa tra costei ed un sottoposto del casato. Non trovando pace per la tragica condanna, la giovane Clara si sarebbe trasformata in uno spirito che tutt\u2019ora infesterebbe la Villa, la quale prenderebbe il nome verosimilmente dalla fanciulla stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 di totale evidenza come la storia sia alquanto scontata e, peraltro, non priva di contraddizioni. Seguendo tale formulazione, ci si troverebbe innanzi ad una adolescente, con pruriti amorosi: peccato che il fantasma sarebbe comunemente identificato con una bambina, di qualche anno pi\u00f9 piccola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altre versioni non si soffermano sul movente del delitto, limitandosi a parlare di questa bambina murata viva, per qualche perversa ragione\u2026 Inutile sottolineare le similitudini con la leggenda di Azzurrina, che considero, per tali ragioni, il principale archetipo di tale racconto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ovviamente, la Villa \u00e8 diventata il teatro di avventure e prove di coraggio per molti adolescenti, che vi si recavano per confutare la storia: sperando d\u2019incontrare il fantasma di Clara.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-196 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-1-300x215.jpg\" alt=\"Villa Malvasia 1\" width=\"300\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-1-300x215.jpg 300w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-1-768x551.jpg 768w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-1.jpg 787w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Figura 1 : Qui sopra, un\u2019immagine della Villa, come appariva una cinquantina d\u2019anni fa, ancora in condizioni discrete.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono fiorite, in tal modo, miriadi di narrazioni in tutto identiche alle pi\u00f9 banali storie del terrore: si inizia da semplici sensitivi che hanno percepito oscure presenze, a veri e propri eletti cui si sarebbe manifestato il fantasma in persona (<em>rectius<\/em>: in ectoplasma). Sarebbero accaduti fenomeni inspiegabili, in quella casa: accompagnati, non raramente, da strane voci\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019apice del grottesco \u00e8 stato raggiunto dalle immagini realizzate dagli esploratori improvvisati, quasi sempre veri e propri inetti della fotografia, che in un delirio di psicosi sono riusciti a \u201cvedere\u201d le entit\u00e0 pi\u00f9 assurde l\u00e0 dove non vi era nulla o \u2013 al pi\u00f9 \u2013 vi erano incrostazioni, muffe, riflessi, <em>etc.<\/em>\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Incuriosito da questa leggenda, ho deciso di fare una ricerca io stesso, arrivando a ricostruire quella che \u00e8 la vera storia della Villa, originariamente nota come \u201cCasino del Trebbo\u201d e, poi, come \u201cVilla Malvasia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Preziose informazioni sull\u2019origine storica della villa sono rinvenibili nel volume \u201cCastelli e ville bolognesi\u201d (BESEGHI; Bologna, 1957):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>IL CASINO DEL TREBBO DEL CANONICO MALVASIA<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Al Trebbo \u00e8 il casino Malvas\u00eca, meglio, per una indicazione pi\u00f9 esatta, esso \u00e8 alla fine della lunghissima via delle Lame che si protende oltre l\u2019abitato cittadino fino a penetrare nella vecchia localit\u00e0 del Trebbo. Trebbo significa incrocio di strade, ma qui le strade sono tante e allora il nome si \u00e8 esteso a una ben nota localit\u00e0 suburbana.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Al n. 581, dunque, di via delle Lame \u00e8 uno dei pi\u00f9 singolari casini di campagna che le famiglie bolognesi si costruissero fuori dalle mura cittadine e in prossimit\u00e0 a esse. Singolare perch\u00e8 in esso l\u2019associazione del padrone di casa con l\u2019artista \u00e8 strettissima e quando il canonico Carlo Cesare Malvas\u00eca, pittore, storiografo d\u2019arte e scrittore, diceva \u201cil mio casino al Trebbo\u201d, affermava un possesso non soltanto materiale ma di padre verso la creatura. Il canonico e conte Carlo Cesare Malvas\u00eca visse dal 1611 al 1693 e nella sua lunga vita densa di studi, di opere e di osservazione, ebbe modo di conoscere e penetrare il mondo artistico della sua citt\u00e0 in modo profondo e ampissimo. I suoi scritti sulla pittura e i pittori bolognesi e, soprattutto, la sua<\/em> Felsina pittrice <em>sono fondamentali per lo studio dell\u2019arte bolognese.<\/em> \u00bb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-197 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-2-176x300.jpg\" alt=\"Villa Malvasia 2\" width=\"176\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-2-176x300.jpg 176w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-2-768x1307.jpg 768w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-2-602x1024.jpg 602w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-2.jpg 1232w\" sizes=\"(max-width: 176px) 100vw, 176px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Figura 2 : Qui sopra, il camino della sala al piano superiore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Al Trebbo il Malvas\u00eca esercit\u00f2 le sue Conoscenze di architettura e quelle di pittura \u2014 era stato allievo di Cavedoni un epigone dei Carracci \u2014 disegnando lui stesso il suo casino al Trebbo e lavorando ad alcuni ornati interni. Il bravo canonico nel concepire quel palazzetto lo deline\u00f2 d\u2019una eleganza semplice, gustosa, con la porta d\u2019ingresso inquadrata fra lesene accoppiate. Le decorazioni riguardano unicamente il piano terreno, ove, cio\u00e8, il Malvasia ospitava frequentemente gli amici, studiosi e artisti, e gli accademici Gelati, che nel seicento furono famosi a Bologna. Si faceva musica, poes\u00eca, si discuteva d\u2019arte particolarmente dopo ricchi pranzi. Erano conviti d\u2019intellettualit\u00e0, di quella intellettualit\u00e0 seicentesca pletorica e acuta. In quel casino molta parte della vita del XVII secolo \u00e8 passata: era uno degli ambienti pi\u00f9 interessanti di Bologna.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Il luogo era attraente, molto riservato perch\u00e8 chiuso, e lo \u00e8 ancora, da mura merlate, con sale decorate dal Dentone, dal Valesio, dal Togni, da Franceschino Caracci e da Angelo Michele Colonna. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Ora il casino Malvasia al Trebbo, \u00e8 occupato non da una famiglia che possa curarlo, ma da tante, in conseguenza ancora della guerra. Eppure fra questa gente \u00e8 vivo lo stupore per le pitture che ornano le pareti e i soffitti, e guardano come a una meraviglia e cercano di conservarle nel miglior modo possibile. Ahim\u00e9, se il buon canonico Malvas\u00eca rivedesse il suo amatissimo casino del Trebbo, avrebbe ragione di aggiungere una considerazione amara a quelle liete che occupavano la sua vita e la sua intelligenza.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-198 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-3-300x213.jpg\" alt=\"Villa Malvasia 3\" width=\"300\" height=\"213\" srcset=\"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-3-300x213.jpg 300w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-3-768x546.jpg 768w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-3-1024x728.jpg 1024w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-3.jpg 1328w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Figura 3 : Qui sopra, particolare di un fregio dei pannelli che adornano la sala.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 quanto pi\u00f9 approfonditamente descritto, relativamente alla Villa, nel volume \u201cVille del Bolognese\u201d (di G. CUPPINI &#8211; A.M. MATTEUCCI; Zanichelli, Bologna, II Ed.):<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Villa Malvasia<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Comune di Bologna, Via F. Zanardi 449, propriet\u00e0: Alessandri.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>L\u2019Ungarelli e il Beseghi la vogliono costruita dal canonico Carlo Cesare Malvasia (1616-93), noto storiografo della pittura bolognese, ma, se \u00e8 vero che egli possedette la villa, \u00e8 altrettanto certo che non a lui si deve ascriverne la costruzione e la decorazione, perch\u00e9, come ricorda lo stesso Malvasia e come ripete l\u2019Oretti, vi dipinsero artisti che operavano quando il Malvasia non era ancora nato od era in giovanissima et\u00e0. Ecco le parole del Malvasia: \u201cNel nostro palagetto al Trebbo [Girolamo Curti detto il Dentone] dipinse il bel soffitto della saletta che per certa sua bizzaria e prova volle dipingere a tempra s\u2019un tavolato di asse di abeto egregiamente commesse e che in ogni modo col tempo han fatto qualche motivo, e in forma di T la doppia loggia in volto a fresco in ciaschedun de\u2019 sfondati, ne\u2019 quali vagamente l\u2019and\u00f2 dividendo e per ogni balaustrata facendovi colorire varie figure al Brizio, a Tognino ed a Franceachino Carracci, al Valesio e simili allora giovani, non d\u2019altro pagandoli che della sua dolce conversazione ed allegria ad una lieta mensa le feste; godendo essi altres\u00ec in tal guisa esercitarsi e svegliarsi; pratica che riuscirebbe a d\u00ec d\u2019oggi molto difficile, pretendendo i giovani alle prime pennellate esser gi\u00e0 fatti maestri.\u201d<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Non si conoscono le vicende della villa durante il Settecento e l\u2019Ottocento; ai primi del nostro secolo appartenne al Cav. Ferdinando Bonora, che vi arrec\u00f2 numerosi miglioramenti, e alla cui morte, avvenuta nel 1917, fu ereditata dalla figlia sig.ra Zaida Bonora in Francia. In seguito venduta, la villa pass\u00f2 in mano a vari speculatori che misero a repentaglio la sua conservazione, adibendo la loggia d\u2019ingresso a rimessa di carri da trasporto che venivano fatti entrate per una rampa posticcia; nel 1928 fu acquistata dalla sig.ra Clara Mazzetti ved. Barzaghi che arred\u00f2 le sale del piano terreno. Oggi la villa \u00e8 abbandonata e presenta grande necessit\u00e0 di restauri.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-199 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-4-300x179.jpg\" alt=\"Villa Malvasia 4\" width=\"300\" height=\"179\" srcset=\"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-4-300x179.jpg 300w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-4-768x459.jpg 768w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-4-1024x612.jpg 1024w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Villa-Malvasia-4.jpg 1279w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">Figura 4 : Qui sopra, altro particolare dei fregi della sala.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli autori del libro continuano (<em>ibidem<\/em>) fornendo una dettagliata ed interessante descrizione dell\u2019elaborazione artistica della Villa:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>La decorazione dei vari ambienti del Casino Malvasia di Trebbo, \u00e8, ovviamente, pi\u00f9 volte ricordata dall\u2019autore della \u00abFelsina Pittrice\u00bb. Difficile per\u00f2, anche in questo caso, la divisione delle parti fra gli artisti citati. Spettano senz\u2019altro al Dentone le architetture dipinte nel soffitto ligneo della grande sala. Di notevole qualit\u00e0 sono i paesi dipinti nel fregio di detto vano, forse da ricondursi a Menghin del Brizio, dato che il Malvasia ricorda l\u2019abilit\u00e0 dal pittore nel batter di frasca. Di fattura assai andante le figure, ora in parte ritoccate, che accompagnano i semplici partiti architettonici della loggia e controloggia. A nostro avviso la mano del Colonna, la cui presenza nella villa \u00e8 certa, dato che qui si ammal\u00f2 per l\u2019eccessiva umidit\u00e0 (Malvasia), \u00e8 forse rintracciabile nelle figure a monocromo del fregio della grande sala, nonch\u00e9 nelle comparse del soffitto ligneo. Pi\u00f9 difficile individuare la presenza del Valesio e di Antonio e Franceschino Carracci, pure ricordati dal Malvasia. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Lo stato di conservazione degli affreschi in alcuni punti \u00e8 assai compromesso da pesanti restauri.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00ab<em>Il Malvasia ricorda che l\u2019opera, iniziata prima della decorazione nella Paleotta, venne portata a termine dopo la conclusione dei lavori in quella villa. Dato che in questo secondo momento il Colonna si ammal\u00f2, possiamo datare le decorazioni intorno al 1624, anno in cui il giovane pittore torna a Crevenna per guarire dal male contratto.<\/em>\u00bb<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulla scorta delle informazioni rinvenute \u00e8 possibile, sinteticamente, riassumere e risolvere la questione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Villa comunemente nota col nome di \u201cClara\u201d ed oggetto di storie di fantasmi, era originariamente nota come \u201cCasino del Trebbo\u201d, proprio perch\u00e9 sorta in prossimit\u00e0 dell\u2019omonima frazione bolognese, peraltro in un punto all\u2019epoca corrispondente al civico n. 581 di Via delle Lame, successivamente diventato il n. 449 di Via Zanardi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La sua pi\u00f9 antica datazione pu\u00f2 tranquillamente essere indicata intorno al 1624; successivamente fu arricchita dal suo storico proprietario, Carlo Cesare Malvasia, cui si deve il nome storico \u2013 \u201cVilla Malvasia\u201d \u2013 e che la fece decorare da insigni pittori bolognesi, fra cui spiccano Colonna e Carracci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente la Villa ha subito numerosi passaggi di propriet\u00e0, subendo anche vicissitudini che ne hanno compromesso la conservazione, con particolare riferimento alle opere d\u2019arte in essa racchiuse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1928 fu acquistata da una certa sig.ra Clara Mazzetti ved. Barzaghi, alla quale probabilmente si deve il nuovo nome attribuito alla Villa, diventata, appunto, \u201cVilla Clara\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritengo, peraltro, difficile che una vedova, in et\u00e0 e condizioni tali da poter acquistare un immobile cos\u00ec ricco, potesse essere una ragazzina o una bambina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ultimo gli autori indicano la propriet\u00e0 Alessandri: la quale, pertanto, ritengo sia l\u2019attuale propriet\u00e0 dell\u2019immobile, sempre che, nel frattempo, non siano intercorsi successivi passaggi od il bene non sia stato acquistato o ereditato dallo stesso Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritengo, conseguentemente, ancor pi\u00f9 improbabile che una bambina di nome Clara sia stata uccisa in tempi cos\u00ec recenti in quel luogo: quantomeno ci\u00f2 negherebbe comunque la leggenda, che si riferisce ad eventi antichi e riferibili a nobili casati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 assai pi\u00f9 logico che, sulla scorta del solo nome da ultimo attribuito alla Villa (\u201cClara\u201d) e sulla stessa indicato, nonch\u00e9 riferendosi al cognome della pi\u00f9 recente propriet\u00e0, sia stata artatamente costruita un\u2019affascinante ed inquietante leggenda, ricalcata sulle pi\u00f9 note e diffuse storie di fantasmi, <em>in primis<\/em> su quella della conterranea Rocca di Montebello e la sua piccola Azzurrina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, la casa sarebbe stata, in anni recenti, palcoscenico di messe nere e di occulte cerimonie: nelle quali la leggenda ha trovato terreno fertile in cui installarsi e crescere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nulla di soprannaturale, per\u00f2, pu\u00f2 essere rintracciato in questa storia, rivelatasi pressoch\u00e9 interamente un falso: il vero orrore \u00e8 che sia stato completamente abbandonato a se stesso, privo di cure o custodia, un simile tesoro di dipinti e antichit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>[CASO RISOLTO]<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">Alcuni anni dopo che scrissi quell&#8217;articolo,\u00a0 una notizia apparsa su &#8220;il Resto del Carlino&#8221;, quotidiano di Bologna, precisamente in data 2 aprile 2009, complet\u00f2 le informazioni gi\u00e0 da me raccolte tempo prima sulla fantomatica <em>ghost house<\/em> di Bologna, la &#8220;infestata&#8221; <em>Villa Clara<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La verit\u00e0 \u00e8 definitivamente venuta a galla: nessun fantasma, nessuna villa stregata.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una verit\u00e0 che far\u00e0 dispiacere a molti&#8230; A tutti coloro che non potranno pi\u00f9 credere in una leggenda pittoresca, ricordata anche nell&#8217;articolo in questione, in una versione che &#8211; per la sua collocazione in un quotidiano &#8211; vale la pena citare: &#8220;<em>La leggenda narra che, ai primi del \u2018900, il palazzo ospitasse padre, madre e una bimba chiamata Clara, che pare fosse dotata di poteri di chiaroveggenza: avvisava i suoi genitori di avvenimenti che sarebbero accaduti in futuro, indovinandoci. Si dice che il padre, esasperato e forse intimorito dai suoi poteri, una notte preso da un raptus di follia la mur\u00f2 viva all\u2019interno della casa. Da allora raccontano che in certe notti si senta ancora la bambina piangere, cantare lamentarsi oppure la si veda girovagare in giardino.<\/em>&#8220;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 che finalmente i preziosi ed antichi dipinti ed affreschi contenuti nella Villa saranno recuperati e salvati!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal testo dello splendido ed illuminante articolo apparso, a firma di Nicola Cappellini, risulta in particolare che &#8220;<em>I lavori di restauro \u2014 realizzati dall\u2019 impresa edile \u2018Paganelli e Guidotti\u2019 di Zocca su progetto dell\u2019architetto Stefano Capponi e dell\u2019ingegner Claudio Martini e sotto la supervisione della Sovrintendenza per i beni architettonici \u2014 sono iniziati dal tetto, che \u00e8 stato praticamente rifatto, e stanno procedendo col consolidamento dell\u2019edificio, mentre i circa 400 metri di affreschi che decorano le sale interne sono stati \u2018velinati\u2019, ovvero coperti con della carta giapponese, e saranno presto oggetto di un attento restauro. La villa dovrebbe essere interamente recuperata tra un paio di anni, con una spesa complessiva di 3 milioni di euro (e un contributo della Sovrintendenza). I suoi attuali proprietari \u2014 la signora Maria Vittoria Bossi e il figlio Zeno Sbardella \u2014 sognano di farne un centro per ricevimenti e matrimoni e forse anche una scuola d\u2019arte.<\/em>&#8220;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infatti, ora la Villa, per anni oggetto di vilipendio ed effrazioni, ha dei precisi proprietari, la cui storia &#8211; ironia finale &#8211; ricalca ancora una volta i clich\u00e9 della narrativa dell&#8217;orrore: perch\u00e8, dopo anni, con il testamento di un vecchio parente, l&#8217;attuale proprietaria ha scoperto, ignara di tutto, di aver ereditato da un lontano parente la &#8220;villa stregata&#8221;.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi i dettagli dell&#8217;articolo: <em>&#8220;<\/em><em>Storia antica e tribolata quella di Villa Malvasia. Non si conosce la data esatta della sua costruzione, anche se \u00e8 probabile che sia avvenuta tra il 1572 e il 1585. A dirlo \u00e8 lo stemma di Papa Gregorio XIII, che campeggia sulla sommit\u00e0 del camino nella sala principale. Era infatti consuetudine, a quei tempi, riferire il periodo di costruzione di un edificio appartenente ad un nobile casato proprio al Pontefice regnante in quegli anni. E\u2019 certo, invece, che il suo pi\u00f9 illustre proprietario, il conte Carlo Cesare Malvasia, nel suo testamento del 22 dicembre 1692, lasci\u00f2 il gioiellino di via Zanardi (allora via delle Lame) all\u2019Arciconfraternita della Vita. Ma da quella data in poi la storia del Casino del Trebbo si fa oscura per tutto il Settecento e l\u2019Ottocento. La villa ricompare negli annali delle cronache cittadine nel 1905, quando diventa di propriet\u00e0 del cavalier Ferdinando Bonora, che apporta numerosi miglioramenti all\u2019edificio e alla sua morte (1917) la lascia in eredit\u00e0 alla figlia Zaida. In seguito, la casa passa in mano a diversi speculatori che ne mettono a repentaglio la conservazione, utilizzando la doppia loggia d\u2019ingresso, disegnata a forma di \u2018T\u2019 secondo la tradizionale tipologia bolognese, come rimessa per carri da trasporto che vengono fatti entrare per una rampa posticcia. Quindi, nel 1928 viene acquistata dalla signora Clara Mazzetti (da cui la probabile origine del nome Villa Clara), che fa arredare le sale del pian terreno. E nel 1954, finalmente, viene acquistata dal padre dell\u2019ingegner Alessandro Alessandri. Quest\u2019ultimo, uomo profondamente religioso e tormentato dai sensi di colpa per un amore di giovent\u00f9 osteggiato dalla famiglia, alla morte del genitore eredita un cospicuo patrimonio (127 immobili), di cui per\u00f2 si cura ben poco nel corso della vita. Cominciano cos\u00ec gli anni del declino della palazzina, complicati dalla fama di \u2018villa maledetta\u2019. Fino all\u2019ultimo colpo di scena. Nel 2004, alla morte dell\u2019ingegnere, la casa viene ereditata dalla signora Maria Vittoria Bossi, che scopre solo all\u2019apertura del testamento di essere la figlia di Alessandri e di quel suo perduto amore. Sar\u00e0 lei a salvare Villa Malvasia.&#8221;<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La leggenda \u00e8 giunta a conclusione: ora, ai curiosi, non resta che attendere il restauro e la futura apertura al pubblico della Villa, per poterla finalmente ammirare, senza paura di compiere reati&#8230; Almeno che non vogliano scappare senza pagare il conto! \ud83d\ude42<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Francesco Brandoli<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-200 aligncenter\" src=\"http:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Casino-trebbo-206x300.jpg\" alt=\"Casino trebbo\" width=\"249\" height=\"362\" srcset=\"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Casino-trebbo-206x300.jpg 206w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Casino-trebbo-768x1119.jpg 768w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Casino-trebbo-703x1024.jpg 703w, https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/uploads\/2016\/03\/Casino-trebbo.jpg 1604w\" sizes=\"(max-width: 249px) 100vw, 249px\" \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<div style=\"padding-bottom:20px; padding-top:10px;\" class=\"hupso-share-buttons\"><!-- Hupso Share Buttons - https:\/\/www.hupso.com\/share\/ --><a class=\"hupso_counters\" href=\"https:\/\/www.hupso.com\/share\/\"><img src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/buttons\/share-small.png\" style=\"border:0px; padding-top:2px; float:left;\" alt=\"Share Button\"\/><\/a><script type=\"text\/javascript\">var hupso_services_c=new Array(\"twitter\",\"facebook_like\",\"facebook_send\",\"google\",\"pinterest\",\"email\",\"print\");var hupso_counters_lang = \"en_US\";var hupso_image_folder_url = \"http:\/\/www.francescobrandoli.eu\/wp-content\/plugins\/hupso-share-buttons-for-twitter-facebook-google\/img\/services\/\";var hupso_url_c=\"\";var hupso_title_c=\"Il mistero di Villa Clara (Bologna)\";<\/script><script type=\"text\/javascript\" src=\"https:\/\/static.hupso.com\/share\/js\/counters.js\"><\/script><!-- Hupso Share Buttons --><\/div><p>A seguito del rinnovo del sito, per cui molte pagine sono andate perse, mi pare doveroso recuperare immediatamente il testo di uno degli articoli pi\u00f9 vecchi e amati: la storia della &#8220;casa infestata&#8221; pi\u00f9 celebre di Bologna, &#8220;Villa Clara&#8221;. All&#8217;epoca in cui scrissi quest&#8217;articolo &#8211; parliamo circa del dicembre 2006! &#8211; non si sapeva nulla [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":196,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[17,18,16],"tags":[8,9,12,10,14,15,11,7,13],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/195"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=195"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/195\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":385,"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/195\/revisions\/385"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/196"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=195"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=195"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.francescobrandoli.eu\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=195"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}