Gustav Meyrink – La morte viola – Recensione

Siamo giunti ormai alla sesta proposta della collana “I tre sedili deserti” (di cui ho già recensito vari volumi di Machen, Hodgson, Bergier e Merrit), dell’editore il Palindromo, che presenta la nuova edizione di un’antologia di racconti di Gustav Meyrink, dal titolo “La morte viola“, che da tempo era ormai introvabile nei cataloghi librari e che in questa nuova versione è impreziosita anche dall’aggiunta di un racconto inedito che era assente nelle precedenti edizioni.

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Novità primo semestre 2021

Negli ultimi mesi sono stato molto indaffarato, causa motivi personali e familiari e sono persino reduce dal covid… Il risultato è che ho un po’ trascurato di aggiornare il sito, mentre invece avrei dovuto pubblicizzare meglio due novità che mi hanno reso molto felice.

In ordine cronologico, la prima è stata l’uscita di un mio breve saggio o articolo sul n. 5 della rivista Zothique (ed. Dagon Press), dal titolo “Dracula: divergenze di edizioni attraverso lingue, epoche e media” (pagg. 221-251). Chi segue il sito, saprà che da sempre amo Dracula e sono stato tra i primi a parlare dell’edizione islandese emersa alcuni anni fa (cosa che mi è valsa persino una menzione dal grande esperto Franco Pezzini nel suo “Tutto Dracula” in 2 voll., ed. Odoya)…

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Sulla rivista ho fatto tesoro delle varie analisi già compiute sul sito e della comparazione tra le varie versioni, analizzando appunto le varie caratteristiche che distinguono il Dracula originale, la versione teatrale (in Italia recentemente pubblicata dall’esperto Fabio Giovannini), la versione islandese, quella svedese e persino quella turca. Il saggio contiene anche alcune immagini dall’edizione svedese di Dracula, che sono una vera anteprima mondiale.

Per acquistarlo, trovate il n. 5 di Zothique al link Amazon https://amzn.to/3oSF79y

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L’altra uscita di questo periodo è il mio racconto weird Il naufragio della stirpe dei Vaughen” sul n. 7 della rivista Providence Tales (a cura di Gianfranco Calvitti e Giacomo Ortolani), Ed. Providence Press, uscita proprio in questo mese di maggio 2021.

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Il racconto, alle pagg. 143-178, riprende il tema degli orrori marini che avevo già affrontato sul n. 1 d’esordio della rivista Providence Tales, nel racconto “Il veliero”, che era anche arrivato finalista al Premio Italia nel 2018

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Questa volta, oltre ad omaggiare Hodgson e Lovecraft, come per “Il veliero”, faccio riferimenti al mito delle sirene, nel senso più Omerico del termine.

La rivista può essere acquistata sul sito dell’editore: http://www.providencepress.it/it/prodotto/providence-tales-7/

Ovviamente, sia Zothique che Providence Tales contengono molti altri racconti e articoli di vari autori (Zothique contiene persino alcuni inediti, in Italia, dello stesso Stoker): per dettagli e un elenco completo, Vi invito a visitare le singole pagine degli editori ai link che precedono.

Buona lettura!

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Franco Mistrali – Il vampiro. Storia vera – Recensione

Da Bolognese non posso che menzionare un libro che si lega con radici molto forti alla mia persona e alla mia cultura: mi riferisco a “Il vampiro. Storia vera” di Franco Mistrali, un testo del 1869 che è stato nuovamente pubblicato, di recente, dall’editrice Arcoiris nella splendida collana “la biblioteca di Lovecraft” (che raccoglie antologie e romanzi a tema weird horror, non sempre legati al Mastro di Providence, in realtà, ma sempre opere rare e di pregio).

Il volume era uscito dall’anonimato e dall’oblio già nel 2011, quando lo conobbi, in un’edizione (Keres) ormai introvabile e che voleva dedicare un’intera collana proprio al recupero di testi rari, dimenticati e nostrani a tema vampiresco (purtroppo, di questa collana dal titolo evocativo “Il labirinto delle lamie”, uscirono 2 soli volumi, cioè questo romanzo e una raccolta di rare storie italiane di vampiri).

La copertina dell'edizione Keres del 2011.
La copertina dell’edizione Keres del 2011.

L’Autore:

Luigi Francesco Corrado Mistrali, più noto come Franco Mistrali (Parma, 27 luglio 1833 – Porretta Terme, 18 dicembre 1880), è stato un giornalista, romanziere e storico italiano. Ex ufficiale della marina austriaca, è stato autore di numerosi romanzi storici e popolari, pubblicati in particolare tra il 1860 e il 1865. (…) Franco Mistrali fondò a Milano nel giugno 1868 un periodico dal titolo Gazzettino Rosso, finanziato da autorità e sostenitori dei governi della Destra storica, al fine di contrastare il Gazzettino Rosa, fondato sempre nella città meneghina sei mesi prima da Felice Cavallotti e Achille Bizzoni, quale organo del radicalismo lombardo. Nello stesso anno (1868) assunse proprietà e direzione del Monitore di Bologna, il più importante quotidiano felsineo. Nel 1873 rimase coinvolto, come proprietario del Monitore, nel fallimento della Banca dell’Emilia. Mistrali venne condannato a 5 anni di carcere per bancarotta fraudolenta. Nonostante fosse stato incarcerato (nel 1873) continuò a dirigere il Monitore e fu proprio con l’intento di ridurre al silenzio il Mistrali che nel 1874 nasceva a Bologna Il Matto, rivista satirica a cui collaborò anche il poeta e scrittore Olindo Guerrini. In risposta agli attacchi del Matto, Mistrali fondò Il Piccolo Monitore. Scarcerato all’inizio del 1878, fondò La Stella d’Italia. Morì il 18 dicembre 1880, stroncato da un aneurisma cardiaco. (Fonte: Wikipedia).

Chi mi conosce o ha avuto modo di seguire i miei lavori e il mio blog su questo sito, probabilmente conosce anche la mia grande passione per i vampiri e Dracula: come non potevo che trovarmi quindi galvanizzato da un testo pubblicato nella mia città, da un mio concittadino, e che – oltre a rappresentare il primo romanzo di vampiri italiano – è una delle pietre miliari della letteratura a tema di tutti tempi?

Infatti, questo romanzo, ha una grande importanza in prospettiva storica e letteraria: pubblicato nel 1869, come ben evidenziato nella 4a di copertina dell’edizione Arcoiris, esso precede di 3 anni la pubblicazione di Carmilla (1872, Joseph Sheridan Le Fanu) e di ben 28 anni Dracula (1897, Bram Stoker).

Possiamo quindi affermare che la tradizione letteraria italiana può annoverare uno dei primissimi romanzi a tema vampiresco, quando ancora il genere non era assurto alla fama cui sarebbe poi giunto nel XX secolo: il vampirismo, diffuso concettualmente da secoli nelle tradizioni e culture, iniziò infatti a diffondersi in Europa come fenomeno antropologico nella metà del 1700 e iniziò per effetto a comparire come tema letterario in opere e racconti a cavallo del 1800, acquisendo le caratteristiche del “personaggio” (che sarebbe poi diventato un’icona del genere horror, anche cinematografico) soprattutto con “Il vampiro” di Polidori del 1819 e con l’opera di Varney (Rymer e Prest, 1845-1847).

Il romanzo di Mistrali, però, proprio per la sua peculiarità, come storia ed epoca di stesura, è un romanzo che si presenta molto particolare e con stili e trama che ricordano maggiormente opere di appendice come quelle di Dumas, con una forte componente storica e di vicende umane e insurrezionali, vendette e omicidi, piuttosto che il tardo vampiro romantico.

La stessa realtà del vampiro resta in bilico per tutta la trama (in questo più affine a “La dama del sudario” di Stoker, che al suo Dracula) e si lega a un’occulta setta dal sapore massonico e a grandi eventi della storia Europea.

Il tema dell’alchimia, in una forma quasi proto-fantascientifica, è un’altra matrice essenziale di questo romanzo, che in questo si discosta di molto dai successori.

La sinossi, riprendendo la traccia della vecchia edizione, è la seguente.

Recatosi a Monaco per superare un grave lutto, uno scrittore trova conforto nell’amicizia del Conte Alfredo Kostia, giovane aristocratico polacco, che lo accoglie nella sua villa. L’artista scopre nel nuovo amico un animo sensibile e malinconico e soprattutto un tragico segreto, collegato ad un misterioso quadro raffigurante una bianco vestita Ofelia. Durante una gita, Kostia rimane profondamente turbato alla vista di una donna bellissima [Metella] ed inizia a correre come un forsennato: come racconta allo scrittore, si tratta proprio della modella del quadro, la donna da lui amata un tempo; Pia Ludoviska però è morta 10 anni prima, tra le sue braccia, ed il Conte è convinto che sia diventata una vampira! La sua idea si rafforza quando all’ esumazione del corpo, nella bara, vengono rinvenuti solo un anello d’oro, con un rubino, e un medaglione con ritratto. In una realtà popolata di ombre e spettri, sullo sfondo delle sontuose ville e degli stupendi paesaggi monegaschi, di boschi siberiani, di castelli lituani e palazzi imperiali prende piede una vicenda fitta di intrighi, complotti, vendette, attentati, tradimenti, fughe rocambolesche, rapimenti, languori sentimentali, passioni travolgenti e tragici amori.

Kostia, insieme all’amico scrittore (alter ego dello stesso Mistrali), coinvolgeranno lo stesso Principe di Monaco e il suo investigatore Pietro Ledru in una serie di indagini, per capire se Pia Ludowiska sia diventata la vampira Metella. E chi è realmente la giovane Eva, figlia di Metella? Chi è il misterioso circasso Eliam, che pare padroneggiare scienze mediche e occulte dal sapore alchemico (personaggio che pare emerso dal mondo di Dumas)? Chi è il Gran Maestro dei Vampiri, la setta che, in cripte sotterranee, con efferati riti di sangue e sacrifici, ha mosso disegni per attentare persino alla vita dello Zar Nicola?

Tutte domande che trovano risposta in un romanzo che, incredibilmente, ci trasporta perfino in steppe e boschi che sembrano anticipare, come un riflesso, le atmosfere rumene del romanzo di Dracula; per tacere della somiglianza tra l’esumazione della contessa Ludowiska e la Mircalla di Le Fanu: in pratica, Franco Mistrali anticipa sapientemente tutte quelle atmosfere e scene che sarebbero poi diventati topoi della figura del vampiro, in un romanzo che meriterebbe posti assai più importanti nella storia della nostra letteratura (inseriamolo nei programmi scolastici dei nostri ragazzi!).

Non è purtroppo, oggi, possibile sapere se Mistrali avesse conosciuto l’opera di Polidori, anche se appare plausibile, così come appare difficile pensare che quest’opera sia stata conosciuta da Le Fanu o Stoker (anzi, poiché sono ben note le fonti soprattutto di quest’ultimo, appare decisamente da negarsi una simile tesi).

Tuttavia, il romanzo si presenta come un’interessante pietra miliare della narrativa a tema e ne consiglio la lettura a tutti gli interessati e a chi, anche banalmente amante di Manzoni, voglia approfondire una parentesi dimenticata di un autore che fa parte della nostra storia e che, forse, ci svela proprio “una storia vera”…

L’edizione Arcoiris, a cura di Jacopo Corazza e Gianluca Venditti, è arricchita da numerose illustrazioni originali di Michele Carnielli, autore anche della copertina; presenta anche una nota introduttiva del musicista/cantante The Magus (dei Necromantia, gruppo metal greco) dal titolo vrykolakas (nome greco dei vampiri, appunto), che, in poche righe, sa condensare magistralmente tutto quanto c’è da sapere sul vampiro.

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Il vampiro. Storia vera

 978-88-99877-41-5

Franco Mistrali

a cura di Jacopo Corazza e Gianluca Venditti

292 pagine, isbn 978-88-99877-41-5

https://www.edizioniarcoiris.it/la-biblioteca-di-lovecraft/176-il-vampiro-storia-vera.html

Il mio “Ring novello Dracula” tradotto e pubblicato in Svezia!

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Alla conquista della Svezia! Scherzi a parte, è con grande onore e orgoglio che annuncio che il mio Il mio saggio Ring novello Dracula, è stato tradotto e pubblicato in Svezia, in una versione riveduta e aggiornata, col titolo “KOJI SUZUKIS RING: EN OVÄNTAD ÄTTLING TILL DRACULA” (Ring di Koji Suzuki: un inaspettato discendente di Dracula) sul n.2/2020 della splendida rivista Kontrast Magasin, edita da Aleph Bok e a cura di Rickard Berghorn [Ottobre 2020, € 6,78 (SEK 69)].

Qui il link al sito dell’editore Svedese Aleph Bok: https://alephbok.com/kontrast-magasin-nr-2-2020/

Qui una anteprima del sommario: https://alephbok.files.wordpress.com/2020/10/lasprov_kontrast_nr_2_2020.pdf

Era già apparso in Italia col titolo “Ring novello Dracula”, in Skan Magazine n. 31-32 (Anno 3, n. doppio), Marzo-Aprile 2015, pagg. 11-15. Articolo/Saggio letterario[Rivista digitale scaricabile gratuitamente dal sito: http://sourceforge.net/projects/skanmagazine/files/skan_31-32.pdf/download ]

Una versione sempre datata è facilmente consultabile su questo stesso sito: Ring novello Dracula?

William Hope Hodgson – Il sogno di X – Recensione

Una ricchissima proposta editoriale giunge in questa turbolenta estate e si presenta come una lettura ideale per la spiaggia, dato il tema anche marinaro caro al suo Autore, ma come un volume soprattutto immancabile in qualsiasi scaffale di cultori del weird e della letteratura del sovrannaturale: mi riferisco alla quarta proposta della collana “I tre sedili deserti” dell’editore il Palindromo, che presenta molteplici e sfaccettate opere inedite (in Italia) di William Hope Hodgson, con note a cura di Pietro Guarriello (massimo esperto italiano di narrativa weird e di Hodgson e Lovecraft in particolare), traduzioni di Giuseppe Aguanno e Maria Ceraso, introduzione di Gianfranco de Turris, impreziosito da venti tavole di Stephen E. Fabian e alcune fotografie dello stesso Hodgson, da lui scattate o che lo ritraggono (per complessive 348 pagg. b/n 15×19 cm, bross., al prezzo di 23€ – ISBN: 978-88-98447-56-5).

Chi era William Hope Hodgson? Questa domanda non dovrebbe richiedere risposta: si tratta di uno dei più importanti autori di weird contemporaneo, fra i Maestri di H.P.Lovecraft, e creatore di personaggi, suggestioni e visioni che non hanno pressoché eguali nella storia della narrativa. Personaggio rocambolesco, per lunghi anni marinaio (vita che ispirato il tema del mare, di orrori dagli abissi e di confini inesplorati), morto giovane nella prima guerra mondiale (dove non si risparmiava missioni anche pericolose), Hodgson era un primo esempio di culturista, anche gestore di una palestra, amante della fotografia e soprattutto abile scrittore visionario. Per conoscerlo meglio, non c’è migliore occasione proprio della ottima biografia dell’Autore condensata dalla bravissima Maria Ceraso nel volume, nel breve saggio “L’anima errante di William Hope Hodgson”, che tocca tutti gli eventi della vita dell’Autore (compresa l’occasione in cui sfidò Houdini, legando il celebre escapista in modo così abile da fargli fare una figuraccia e quasi lederlo fisicamente) con corredo di un ricco apparato fotografico.

Il volume spazia attraverso alcune delle opere più significative dell’Autore, partendo dal breve romanzo “Il sogno di X”, che dà il titolo al volume e che è una versione abridged del celebre romanzo (ad oggi ancora quasi introvabile in Italia) “La terra dell’eterna notte”, capolavoro visionario al confine con la fantascienza di Wells e il fantasy delle origini alla Eddison o al confine tra i generi come per Haggard.

Come ci spiega bene Guarriello nelle note al romanzo, questa versione abbreviata (come usanza dell’epoca), è una sorta di opera autonoma redatta dallo stesso Hodgson, <<Perché la storia editoriale di questo romanzo, in realtà, non finisce con la sua pubblicazione in Inghilterra nel 1912. Quasi in contemporanea, esce infatti anche una sua riduzione (…). Hodgson, in quello stesso anno, fece in pratica un’operazione di “taglia e cuci” sul suo testo e ne produsse una versione ridotta, che dalle originali duecentomila parole fu condensata in una novella di ventimila, e a questa cambiò anche il titolo che da The Night Land diventò The Dream of X (dove X sta per l’innominato narratore della storia). Il motivo di questa strana iniziativa è presto detto: a quei tempi, un libro pubblicato in Inghilterra da un autore britannico non godeva della protezione dei diritti anche negli Stati Uniti a meno che una sua stampa non fosse eseguita presso una tipografia americana.>> In questo modo Hodgson, si premurò quindi di salvaguardare la sua opera anche oltre oceano, presentando al contempo l’Opera come un frammento di un’opera reale, in cui a parti rivedute del testo originario, con un abile escamotage linguistico, associa note riassuntive delle parti mancanti, proprio come se fosse un mero compilatore di un testo altrui e ritrovato, così arricchendone l’originalità e genuinità.

A suo tempo lessi l’edizione integrale del romanzo e lo trovai faticoso, perché accanto alle scene più visionarie c’erano interminabili parti di vagabondaggi nella terra dell’eterna notte: il romanzo mi suggestionò moltissimo, contribuendo in parte all’immagine del pianeta Amhambara, palcoscenico del mio romanzo “Il Dio del dolore”. Questa versione abridged snellisce in maniera importante il testo, senza comprometterne la conoscenza della trama, la sua comprensione e soprattutto senza alterare le scene più visionarie, come le mostruose entità che la popolano (quasi dei grandi Antichi di Lovecraftiana qualità) e offrendo – in bianco e nero – le splendide illustrazioni di Fabian (di cui è presente anche una nota biografica sintetica) che offrono un panorama ulteriore di grande forza.

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Una nota sulla traduzione de “Il sogno di X” condotta da Giuseppe Aguanno: lo scoglio è stato il linguaggio, molto arcaico e, per certi versi, ripetitivo. La scelta che il traduttore ha operato è stata quella di proporre un linguaggio adeguato alla contemporaneità italiana, ma senza rinunciare all’uso di arcaismi che potessero “anticare” quanto basta il lavoro di Hope (in linea con le sue scelte stilistiche nell’originale), ma senza renderlo troppo pesante, per non creare impedimenti al lettore contemporaneo. In buona sostanza, la fedeltà al testo originale è elevatissima (verificabile parola per parola), mentre quella che è stata adattata è la sintassi, con costruzioni sciolte, più lineari (sciogliendo, ad esempio, alcuni periodi composti da un numero mostruoso di coordinate), ma che tengono conto del tono che Hodgson ha dato all’intera opera.

Dopo il romanzo, il volume prosegue con una breve antologia di alcuni racconti, quasi tutti inediti in Italia, che spaziano nella produzione di Hodgson.

“La Dea della Morte”, incentrato su una diabolica statua animata e assassina, senza spoiler, posso anticipare che per stile ed espedienti narrativi, compreso il finale a sorpresa, ricorda molto i casi di Carnacki, l’investigatore del paranormale / cacciatore di fantasmi che rappresenta forse il più celebre e riuscito personaggio dell’Autore.

“La Valle dei Bimbi Perduti” è invece una struggente fiaba dal gusto Vittoriano e dai pesanti risvolti escatologici, che forse ci mostra un lato profondamente credente di Hodgson che non sempre traspare così chiaramente dalle sue opere (come emerge anche dalle poesie presenti in questo stesso volume).

“La Locanda del Corvo Nero”, invece, rappresenta l’elemento più curioso del volume, perché è un vero e proprio racconto di avventura, dal gusto Howardiano e da forti tinte mistery, che è sicuramente una novità rispetto allo stile a cui Hodgson ci ha abituati. Idealmente tratto (e scritto in prima persona) dal diario di viaggio di John Dory, agente segreto, che – come ci informa sempre Guarriello – <<Doveva essere il primo racconto di una progettata serie, che nelle intenzioni di Hodgson avrebbe dovuto intitolarsi John Dory, Secret Exciseman; le premesse c’erano tutte ma, non si sa per quale motivo, nessun’altra storia di questo vagheggiato serial si sarebbe mai materializzata. A quel tempo Hodgson aveva già scritto tutti i suoi capolavori, e si stava dedicando con buon successo a un’altra serie incentrata sul personaggio di Capitan Gault, contrabbandiere e avventuriero>>. Forse Hodgson non ebbe altro tempo da dedicare al personaggio, sia per impegni letterari, sia a causa dello scoppio della guerra, ove avrebbe poi trovato prematura dipartita.

“La stanza della paura” rappresenta un altro riuscito racconto horror e spettrale, con protagonista un bambino, ma che per suggestione ricorda molto sempre le scene di Carnacki.

Anche “La promessa di Jacobeous Dacon” è un suggestivo racconto a tema fantasma e/o revenant ed è il solo racconto già apparso in Italia, sul secondo volume della rivista Hypnos della omonima casa editrice (nel cui catologo sono presenti due antologie, sempre curate da Pietro Guarriello, di racconti di orrori marini di Hodgson).

Infine, l’ultimo racconto di questa sezione, “Le Memorie di Carnacki, cacciatore di spettri”, come ci illumina Guarriello, <<è una piccola curiosità letteraria: si tratta infatti di un racconto finora inedito in Italia in cui Hodgson aveva condensato i “ricordi” delle prime quattro avventure vissute dal suo detective. Quasi un’appendice anomala della serie principale, uscì contemporaneamente alla prima storia di Carnacki, Il varco del mostro (…) e seguita, nei mesi consecutivi da La Casa tra i lauri, La stanza che fischiava e Il cavallo dell’invisibile>>. Il racconto condensa quindi queste quattro storie, e Hodgson lo fece pubblicare anche in USA per noti motivi di copyright. Probabilmente gli altri 5 racconti che compongono la saga di Carnacki sono assenti perché all’epoca ancora non pubblicati.

Il volume si conclude con una sezione intitolata “Il richiamo del mare” che contiene una serie di poesie (16 in tutto), tradotte da Maria Ceraso, che rappresentano una parte della produzione poetica di Hodgson, in cui egli si riteneva persino più dotato che nella narrativa: mostrano un Hodgson ancora inedito in Italia, molto riflessivo, con testi spesso incentrati su angoscianti immagini di morte, tempesti e fondi abissali, con punte visionarie di apparizioni di entità e dei che ricordano molto la sua produzione narrativa, ma anche la poetica di Coleridge.

La sezione è arricchita dall’inserimento di alcune foto d’epoca (17 in tutto) di mare e imbarcazioni, molto affascinanti, scattate dallo stesso Hodgson e chi ci mostrano istanti che egli ha voluto catturare nel proprio sguardo e nella propria memoria.

Chiude il volume la bibliografica essenziale di Hodgson in Italia. Copertina di Simone Geraci (particolare).

Insomma, se non conoscete Hodgson o se non avete questo volume, non posso che raccomandare di procurarvelo in assoluta urgenza!

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Studi Lovecraftiani n. 17 – Dagon Press

Questa estate dal clima impazzito è latrice di un nuovo numero della longeva e autorevole rivista dedicata al visionario di Providence, H.P.Lovecraft: chi volesse toccare altre vette di follia, oltre a quelle climatiche, potrebbe trovare pane per i propri denti nelle agghiaccianti manifestazioni di Shub-Niggurath (da ora in poi, nel testo, abbreviato come SN) divinità aliena della mitologia Lovecraftiana che in questo numero ha un ruolo centrale.

Il numero 17 della rivista Studi Lovecraftiani, edita da Dagon Press e a cura – come sempre – di Pietro Guarriello (massimo esperto italiano su Lovecraft) presenta infatti e in particolare un saggio di Valentina Sirangelo sulla natura lunare di Shub-Niggurath. Il saggio, che ha una profondità accademica degna veramente di un dottorato sulla materia, analizza in maniera certosina tutti i riferimenti presenti nell’opera di Lovecraft su questa divinità, confrontando il tema anche rispetto ad altri autori che hanno commentato l’opera del Maestro o l’hanno proseguita, come il caso del celebre Ramsey Campbell (di cui avevo già recensito “L’ultima rivelazione di Gla’aki“), oggi forse il più grande scrittore weird vivente (il solo, almeno, della tradizione che abbia personalmente conosciuto autori contemporanei di Lovecraft e che con il Maestro stesso si fossero personalmente confrontati).

Sirangelo, infatti, dopo una prima parte di articolo in cui analizza la natura di Shub-Niggurath, analizzandone anche la duplice natura sessuale, legata al Capro pagano e Pan e al confine tra paredro incestuoso ed entità ermafrodita, analizza approfonditamente proprio il racconto di Campbell “La Lente Lunare” (The Moon-Lens), tratto dalla mitica raccolta “The Inhabitant of the Lake and Less Welcome Tenants” uscita nel 1965 presso l’altrettanto mitica Arkham House: racconto altresì presente proprio – per la prima volta – in italiano in questo stesso numero degli Studi e tradotto dalla stessa Sirangelo (di cui anzi consiglierei vivamente la lettura prima del saggio che lo precede, proprio per evitare spoiler sulla trama). Sarebbe forse stata interessante, come ulteriore spunto, qualche riflessione su Nodens, che da Machen a Lovecraft cambia molto la propria rappresentazione, risultando più affine al dio capro celtico nell’autore gallese che in Lovecraft, dove il ruolo caprino è più legato all’entità SN.

Proprio SN appare, in una delle poche rappresentazioni descrittive della narrativa, anche nel racconto di Campbell, che rappresenta un classico del weird e un piccolo gioiello (rispetto a SN un interessante contributo, molto più moderno e dissacrante, è stato dato anche da Charles Stross nel suo Equinoide).

Le donne hanno un ruolo di punta in questo volume degli Studi, che contiene anche un interessante saggio di Miranda Gurzo che analizza l’opera di Lovecraft al confine con la profezia e l’Apocalissi biblica: mi ha particolarmente colpito il parallelismo tra la parabola biblica di Giobbe e uno dei più riusciti racconti di Lovecraft, The Colour out of Space. Se si esaminano entrambi i testi con occhio critico, secondo la Gurzo, risaltano notevoli parallelismi: come Giobbe, Nahum Gardner viene a poco a poco privato di tutto ciò che ha – il suo podere, le sue piante, i suoi animali e la sua famiglia. Come Giobbe tutti cominciano a evitarlo… Se Giobbe è una parabola sul problema del male, che nel racconto biblico viene individuato nella nostra incapacità di comprendere il fine degli eventi preordinati da un Dio onnisciente e artefice di tutto, in The Colour non c’è una risposta o una motivazione morale per gli eventi occorsi, ma solo il tremulo occhieggiare delle stelle in un universo gelido e indifferente. Universo che di fronte alle catastrofi o alla sfortuna personale noi percepiamo quindi come malvagio, non essendo noi consapevoli se non in minima parte della nostra infinita piccolezza in un cosmo privo di limiti. Questa è dunque la più chiara risposta lovecraftiana al problema del male; per mezzo della narrazione fantastica lo scrittore ha potuto costruire una parabola simbolica che riflettesse le sue personali idee filosofiche. Sul tema, peraltro, fu proprio uno dei primi critici di Lovecraft, John Taylor Gatto (autore del libro THE MAJOR WORKS OF H.P. LOVECRAFT, 1977) a definire Il Colore Venuto dallo Spazio come “the H.P. Lovecraft’s Book of Job”, cioè Il Libro di Giobbe di Lovecraft; quindi Miranda Gurzo ha fatto delle ottime osservazioni, tenuto anche conto che il Leviatano presente nel Libro di Giobbe può essere apparentato a Cthulhu. Quel che è certo, è che il libro di Giobbe fu un’ispirazione per Lovecraft, il quale cita anche un passo del Libro di Giobbe in The Case of Charles Dexter Ward. Una lettura interessante per capire come Lovecraft rielaborò le idee prese dalla Bibbia è il saggio “Reordering the Universe: H.P. Lovecraft’s Subversion of the Biblical Divine” di René J. Weise, in LOVECRAFTIAN PROCEEDINGS n. 2 (2017).

Per terminare, nel volume degli Studi Lovecraftiani n. 17 seguono saggi e articoli di Stefano Lazzarin, Renzo Giorgetti, Riccardo Rosati e altri. Si segnala, inoltre, in questo stesso numero, un racconto lungo di Cesare Buttaboni (“La Maschera di H.P. Lovecraft”) che evoca la figura di HPL e fa emergere Cthulhu nelle strade londinesi, in una storia che – oltre a condensare la vita di HPL – appare molto autobiografica per lo stesso Buttaboni, probabile alter-ego del protagonista del racconto (così come altri personaggi possono echeggiare persone note del fandom lovecraftiano italiano).

Leccornia finale del volume: un poema fantastico e poco conosciuto del Maestro, (inedito anche questo in Italia e tradotto qui per la prima volta) che rientra nel solco dei Miti di Cthulhu.

STUDI LOVECRAFTIANI 17

Estate 2019 – pp. 140, € 15

Il numero è disponibile sul sito di Amazon.it al seguente LINK:

https://www.amazon.it/dp/1075994594/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=studi+lovecraftiani+17&qid=1561555426&s=gateway&sr=8-1

Copertina SL n. 17

I poteri delle tenebre – Dracula il manoscritto ritrovato – Recensione

Chi segue il mio blog è sicuramente al corrente della notizia che, fra i primi in Italia, ho diffuso circa a gennaio del 2017: il ritrovamento – o meglio lo “svelamento” – di una versione alternativa del capolavoro gotico sui vampiri. Makt Myrkranna, letteralmente “I poteri delle tenebre”, si è creduto per anni essere una semplice edizione in lingua islandese del romanzo di Dracula, mentre invece lo studioso Hans Corneel De Roos ha appurato essere una versione molto differente: così traducendola dall’islandese in inglese per renderla facilmente fruibile da tutti gli appassionati del Conte Dracula.

Nel corrente mese di maggio 2019, quasi in contemporanea con la ricorrenza del World Dracula Day (che corre oggi, 26 maggio, mentre scrivo questo articolo), Carbonio editore ha reso finalmente disponibile anche in italiano l’edizione islandese di Dracula, o meglio la traduzione in Italiano, sulla base del testo inglese tradotto da Hans De Roos, de “I poteri delle tenebre”.

maky + poteri

“I poteri delle tenebre” è una versione appunto alternativa del romanzo “Dracula” di Stoker: a riguardo, è ipotizzabile che, avendo Stoker ceduto i diritti di pubblicazione all’editore per Inghilterra e USA, lo stesso abbia poi trattato direttamente la cessione dei diritti in Islanda, forse per ottenere un maggiore margine di profitto, e magari cedendo una delle prime stesure del romanzo (all’epoca non era facile né rapido inviare copie, non certo via mail, e questo potrebbe aver favorito – ipotizzo – l’invio di un manoscritto di bozza già pronto). Questo spiegherebbe anche l’esistenza di molti parallelismi tra gli sviluppi narrativi alternativi presenti ne “I poteri delle tenebre”, rispetto all’originale Dracula, e le tracce e idee di trama che lo stesso Stoker aveva concepito in tutta la approfondita fase di ricerca e stesura del testo del romanzo, a noi pervenuta in una raccolta di appunti e taccuini, disponibili anche in una edizione anastatica inglese (Bram Stoker’s notes for Dracula, a cura dei celebri studiosi Robert Eighteen-BisangElizabeth Miller e Michael Barsanti).

Makt Myrkranna fu pubblicato in Islanda dallo scrittore ed editore Valdimar Asmundsson (anche traduttore del testo), a partire dal 13 gennaio 1900 (circa 3 anni dopo l’originale pubblicazione di Dracula in Inghilterra, nel 1897) sulla rivista Fjallkonan: Asmundsson è oggi segnalato come co-autore accanto a Stoker di questa versione alternativa, non essendo appunto chiaro al 100% a chi vada attribuita la paternità delle cospicue modifiche al testo, rispetto alle quali, però, la coincidenza con gli intenti di Stoker rinvenibili nelle Notes, e la prefazione al testo islandese dello stesso Stoker, lasciano supporre quantomeno che l’originario Autore fosse bene a conoscenza delle modifiche, se non appunto esserne l’Autore principale, sulla base magari di una prima versione.

Non bisogna dimenticare che Dracula non è nuovo a versioni e traduzioni alternative: recentemente, infatti, era emersa anche una differente versione nella traduzione in lingua Turca, ben nota però nel tempo per le sue divergenze, che erano dovute a scelte di traduzione per adattare il romanzo e i personaggi alla diversa sensibilità e cultura islamica che caratterizza la Turchia. L’edizione turca del 1928, dell’autore Ali Rıza Seyfioğlu, non fu mai autorizzata da Stoker ed è alla base anche di una nota pellicola cinematografica del 1953 (questa edizione è reperibile appunto, dal 2017, anche in lingua inglese sul sito http://draculainistanbul.com/).

varie edizioni

Non mi soffermo oltre sulle differenze esistenti tra la versione islandese e l’originale di Dracula, avendone già ampiamente trattato in una mia precedente recensione alla versione inglese, cui mi riporto quindi integralmente.

Mi limito a congratularmi con l’editore Carbonio per la lungimiranza nella scelta di editare in italiano questa versione, che rappresenta un caso letterario destinato a restare nel tempo: a questo editore l’onore della prima edizione italiana di questo volume, destinato a entrare nella storia.

L’edizione italiana riproduce fedelmente, con una traduzione ottima di Maura Parolini e Matteo Curtoni, la versione inglese del 2016 curata da Hans De Roos, con prefazione di Dacre Stoker e postfazione di John Edgar Browning: anche l’apparato critico, le immagini (tra cui una mappa del castello di Dracula) e le note al testo, sono tradotte e riportate fedelmente, per una esperienza di lettura che vada oltre al semplice testo letterale. Buona la qualità della carta e la grafica, anche di copertina.

Come peraltro avevo già anticipato in un altro mio articolo, l’edizione islandese potrebbe poi avere correlazioni anche con un’altra versione alternativa di Dracula, quella svedese dal titolo Mörkrets makter (sempre “I poteri delle tenebre”) precedente a questa e forse persino più articolata: la seconda parte de “I poteri delle tenebre”, infatti, è molto sintetica, rispetto alla prima, sembrando quasi un abbozzo o riassunto di una più ampia versione, forse proprio quella (illustrata) svedese, di cui dovrebbe essere in preparazione la traduzione inglese a firma di Rickard Berghorn…

Non ci resta che attendere per nuove scoperte o traduzioni riguardo il nostro vampiro preferito, gustandoci intanto questa splendida versione italiana de “I poteri delle tenebre” di Stoker/Asmundsson a cura di Carbonio Editore!

Per approfondimenti, invito anche a leggere lo splendido articolo di Franco Pezzini su Carmillaonline, che sottolinea anche un curioso parallelismo tra questa versione e il breve racconto espunto da Dracula noto come L’ospite di Dracula: che presenta una vampira austriaca, molto simile a quella che compare ne “I poteri delle tenebre” ma che di certo non poteva essere nota ad Asmundsson, visto che Dracula’s guest fu edito solo nel 1914 (dettaglio quindi che potrebbe rafforzare la tesi che il testo sia manipolazione originale dello stesso Stoker).

Scheda del libro:

Collana Origine
Traduzione Maura Parolini Matteo Curtoni 
Pagine 294

Prezzo 16,00 euro
Isbn 9788899970291
Uscita 9 maggio 2019

Guarda il booktrailer de I POTERI DELLE TENEBRE. Dracula, il manoscritto ritrovato

Zothique n. 2 – Dagon Press

Torna la grande saggistica e narrativa horror, nel nuovo numero della rivista “Zothique” a cura di Pietro Guarriello, ed. Dagon Press.

Il volume contiene anche il mio racconto “La madre oscura”, già apparso in Italia nel solo formato digitale col titolo “La madre” (quindi questa è un’ottima occasione di prenderlo e leggerlo in un formato materiale, piacevole e resistente nel tempo).

Il racconto, toccando in chiave allegorica i difficili temi dell’affido dei bambini contesi in separazioni e divorzi e del matricidio, è un omaggio alla visione di De Quincey delle tre madri e in particolare alla mater che ha ispirato anche il film Suspira (di D. Argento), con accenni alla mitologia finnica e uno stile che vuole rifarsi a maestri come King e Gaiman.

Dal sito dell’editore:

Inizia con un saggio teorico sulla narrativa dell’orrore questo secondo numero di Zothique, ma il pezzo forte è un ampio ed esclusivo Dossier che fa il punto sullo scrittore Ambrose Bierce, di cui vengono presentati anche cinque racconti weird inediti in Italia, oltre a guide bibliografiche e saggi sulla sua figura e sulla sua narrativa. Si passa poi a Thomas Owen, uno dei padri del fantastico Belga, e dopo un saggio introduttivo seguono quattro sue storie tra il surreale e il fantastico, anch’esse in prima traduzione italiana. Ma anche la narrativa nostrana è ben rappresentata, con un racconto di Francesco Brandoli che si rifà al mito della mater tenebrarum ed è un omaggio a “Suspiria”. Si passa quindi a Robert E. Howard, con la prima parte di un lungo saggio dedicato alla sua poetica. E per la serie “Le donne del weird”, che chiude il numero, questa volta il focus è sulla scrittrice Gertrude Atherton, presente anche con il classico racconto “The Striding Place”.

Link al sito: http://studilovecraftiani.blogspot.com/

Per acquistare questo libro su Amazon.

Per acquistare questo libro su Lulu.

Di seguito, l’indice completo:

Zothique 2 indice

zothique 2

I RACCONTI DI DAGON – Dagon Press

Torna la grande narrativa Lovecraftiana, in una antologia Dagon Press, dal titolo “I RACCONTI DI DAGON: 16 storie lovecraftiane” a cura di Pietro Guarriello (e con introduzione di Fabio Calabrese).

Il volume contiene anche il mio racconto “La pietra grigia”, già apparso in Italia nel solo formato digitale col titolo “La pietra” (quindi questa è un’ottima occasione di prenderlo e leggerlo in un formato materiale, piacevole e resistente nel tempo) e tradotto in Francia – in solo formato cartaceo – con il titolo “La pierre”, sulla prestigiosa rivista Gandahar (N. 7; L’Enfer sur terre, a cura di Jean-Pierre Fontana).

Il racconto è una divagazione sul classico tema dell’avita dimora abbandonata, in cui – complice il ritrovamento di una testimonianza scritta – atmosfere e luoghi lovecraftiani, come i Magri Notturni e gli pseudobiblia, si fondono con  la storia reale e con il personaggio di Dante Alighieri e il suo viaggio nel mondo degli inferi, conducendo il lettore alla lenta discesa in un altro tipo di orrore…

Per me è sempre un grande piacere collaborare con il magistrale Pietro Guarriello (tra i massimi esperti di Lovecraft in Italia e nel mondo) e con gli Studi Lovecraftiani, rivista di saggistica dedicata all’Autore americano, che aveva già ospitato il mio saggio dedicato all’arte grafica di H.P. Lovecraft sul n. 12-bis della collana.

Dal sito dell’editore:
H.P. Lovecraft (1890-1937) è considerato lo scrittore che ha spostato le tematiche dell’orrore e del mistero ad un livello cosmico. Le inquietanti presenze che emergono dai suoi scritti, Cthulhu, Dagon ecc., spesso interpretate come divinità, sono gigantesche entità aliene non antropomorfe, espressione di un Cosmo estraneo e indifferente alle vicende e alle aspirazioni dell’umanità. Dopo la sua morte, Lovecraft è assurto a vero e proprio culto e sono innumerevoli gli autori che ne hanno seguito le orme. Questa antologia, che esce dalla fucina degli Studi Lovecraftiani in Italia, è frutto di una lunga elaborazione e presenta 16 storie delle migliori penne in attività nel nostro paese, voci diverse, con differenti sensibilità e percorsi stilistici, ma che si armonizzano bene e, nell’insieme, offrono una visione originale dei Miti di Cthulhu.

Nel sommario racconti di Elvezio Sciallis, Claudio Foti, Errico Passaro, Luigi Musolino, Pierluigi Della Minola, Christian Sartirana, Francesco Brandoli, Renzo Giorgetti, Marco Gordini e altri…

Il libro, di 262 pagine in brossura, costa euro 16,90 ed è disponibile per l’acquisto ordinandolo all’indirizzo dell’editore: studilovecraft@yahoo.it

Oppure sullo store on-line: http://www.lulu.com/spotlight/DagonPress

Oppure, ancora, su Amazon: https://www.amazon.it/Racconti-Dagon-16-storie-lovecraftiane/

Di seguito, l’indice completo:

Indice racconti Dagon

I racconti di Dagon (cover amazon)

 

H.P. Lovecraft – Teoria dell’orrore – Recensione

Questa è la 6a parte della disamina completa dei testi di Lovecraft attualmente in commercio in Italia: non una bibliografia completa, di materiale fuori catalogo o collezionistico, solo in parte citato, ma una selezione di ciò che oggi si può facilmente trovare in commercio e che, francamente, rende inutile e dispendioso cercare materiale più vecchio fuori catalogo (salvo intenti collezionistici o antiquari).

Prima di procedere, procedo come sempre a un riepilogo delle puntate precedenti, che invito a recuperare chi non le abbia lette. Ho iniziato ripercorrendo l’opera completa in Italia, confrontando puntualmente le ed. Mondadori e Newton, passando poi a un aggiornamento sulle nuove edizioni del 2016/17, affrontando quindi l’analisi dell’intero epistolario e, infine, in ancora più recenti occasioni, il volume Oniricon di Bietti (per lo più un epistolario, con l’aggiunta di altro materiale a tema onirico) e il piccolo epistolario in compendio “L’età adulta è l’inferno“.

Fresca di stampa, luglio 2018, è uscita la quarta edizione, riveduta e ampliata,  di “Teoria dell’Orrore – Tutti gli scritti critici” di H.P. Lovecraft, appena pubblicato da Bietti Ed., già editore del brillante Oniricon  succitato.

Il testo mira a recuperare, raccogliendolo in un unico volume, tutti gli scritti critici e i saggi di Lovecraft, già parzialmente apparsi in datate edizioni perlopiù fuori catalogo o di difficile reperibilità, salvo quanto ristampato e oggi reperibile nell’edizione omnia di Lovecraft della Newton.

Di seguito il contenuto del volume, assolutamente da acquistare e impreziosito – come sempre in casa Bietti – dai contributi dei massimi esperti di Lovecraft in italia e nel mondo.

  • Profeta del terrore cosmico (di Gianfranco de Turris)
  • Introduzione (di S.T. Joshi)
  • In difesa di Dagon [In Defence of Dagon, 1921]
  • Lord Dunsany e la sua opera [Lord Dunsany and His Work,1922]
  • Recensione a «Ebony and Crystal» di C.A. Smith [Review of «Ebony and Crystal» by Clark Ashton Smith, 1924]
  • Sulle fate [Some Backgrounds of Fairyland, 1932]
  • Ricordo di Henry St. Clair Whitehead [In Memoriam: Henry St. Clair Whitehead, 1932]
  • Note su come scrivere racconti fantastici[Notes on Writing Weird Fiction, 1933]
  • Osservazioni sulla narrativa fantastica [Notes on Weird Fiction, 1932-33]
  • Trame di racconti fantastici [Weird Story Plots, 1932-33; Brevi riassunti o commenti di HPL alle sue opere preferite]
  • Appendice: Le mie storie dell’orrore preferite (di Sebastiano Fusco) [Raccolta di altri commenti di HPL a completamento del capitolo precedente, a cura di Fusco, tratti da The Favourite Weird Stories of H. P. Lovecraft, 1930, 1934 e 1935]
  • Alcuni appunti sulla narrativa interplanetaria [Some Notes on Interplanetary Fiction, 1934-35]
  • I romanzi fantastici di William Hope Hodgson [The Weird Works of William Hope Hodgson, 1934-37]
  • Ricordo di Robert E. Howard [In Memoriam: Robert Ervin Howard, 1936]
  • Storia e fortuna de «L’orrore sovrannaturale nella letteratura» (di Claudio De Nardi)
  • L’orrore sovrannaturale nella letteratura [Supernatural Horror in Literature, 1925-36]
  • Bibliografia (a cura di Claudio De Nardi) [dei testi citati nel saggio “Supernatural horror“]
  • Riassunto delle parti già pubblicate in «The Fantasy Fan» [Supernatural Horror in Literature (Abridgment), 1936]
  • Bibliografia (a cura di Claudio De Nardi) [dei testi citati nella versione abbreviata]
  • Lettere sull’Immaginario [v. infra] con Nota di Gianfranco de Turris
  • Titoli originali, fonti e copyrights
  • Indice dei nomi

Concludo, come sempre, con una tabella riassuntiva delle lettere presenti in questo volume – sezione Lettere sull’Immaginario – in rapporto con le precedenti edizioni e con la raccolta delle Selected letters americana, di cui si ripropone la numerazione originale: ecco, quindi, che nella prima colonna trovate il numero che contraddistingue le lettere degli epistolari americani (5 voll. di Selected Letters della Arkham House), per totali 930 lettere, a cui ho aggiunto, in calce, alcune lettere da me numerate seguendo la numerazione originale, assenti nelle Selected letters, ma presenti in altri volumi; nella seconda colonna trovate il destinatario, mentre nella terza la data di compilazione (in ordine cronologico). Seguono i riferimenti di presenza in edizioni italiane: la 4a e 5a colonna sono dedicate alla indicazione di quali lettere sono presenti nel volume “Lettere dall’altrove” (ed. Mondadori, a cura di Giuseppe Lippi) con la relativa pagina di riferimento; la 6a e 7a colonna, in modo similare, sono dedicate alla indicazione di quali lettere sono presenti nel volume “L’orrore della realtà” (ed. Mediterranee, a cura di Sebastiano Fusco e Gianfranco De Turris) sempre con la relativa pagina di riferimento. Nell’ultima colonna, infine, è indicata la presenza, integrale o per frammenti, in altri volumi italiani e in quest’ultimo analizzato in particolare.

Lovecraft teoria orrore

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