Dylan Dog & Dampyr – Recensione
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Questo mese Dylan Dog e Dampyr si incontrano per la prima volta in una storia doppia frazionata tra Dyd 371 e Dampyr 209. Con doppia cover (componibile) di entrambe le testate giusto per massimizzare i profitti con collezionisti come me… Imperdibile cross-over su cui non voglio fare spoiler, per cui mi limiterò a dire, della trama, che Dylan Dog si troverà coinvolto in una missione insieme ad Harlan Draka, il dampyr, e il suo gruppo, per farmere i piani di un maestro della notte, cioè un vampiro…

La prima parte della storia è su Dylan Dog, scritto da Recchioni (che non amo particolarmente) con la collaborazione di Giulio Antonio Gualtieri, mentre ai disegni troviamo un semplicemente fenomenale Daniele Bigliardo; la seconda parte è su Dampyr, con testi del “boss” Boselli e disegni del maestro “dylaniato” Brindisi. Copertine rispettivamente dei soliti Cavenago e Riboldi, belle in entrambe le variant cover.

La prima parte della storia è caratterizzata da accessiva azione: francamente si supera il limite che ritengo sarebbe congruo con la storia e la location, soprattutto nello spirito che dovrebbe caratterizzare la testata di Dog, rispetto a Dampyr. Il personaggio di Dylan, come troppo spesso nella produzione Recchioni, mi pare ridotto a una macchietta, un’accozzaglia di stereotipi sul personaggio che lo rendono quasi ridicolo, anzi grottesco. Invece Harlan, il dampyr, si presenta come una sorta di Rambo, spietato e feroce, che francamente pare difficile riconoscere nel noto e riflessivo Harlan. La storia si presta bene comunque a far incrociare i personaggi e offre anche alcune belle scene horror, dal forte impatto, anche visivo (grazie a Bigliardo). Personalmente, però, avrei gradito un approccio più soft e “nobile” nell’incontro tra questi due personaggi Bonelliani, che poteva ben nascere sulla nota professione di Dog, personaggio pubblico notorio nel suo mondo, su segnalazione magari del guardiano angelico che nella trama di Dampyr ha sempre un ruolo fondamentale e invece appare totalmente assente in questa storia, in cui Recchioni pare quasi far incrociare i personaggi per caso, in realtà sulla base di uno studiato escamotage narrativo che predilige i suoi stilemi, ma senza convincere troppo.

La seconda parte della storia, sulle pagine di Dampyr, torna a un buon e migliore equilibrio tra i personaggi e si presenta molto più valida, concludendo più che degnamente il tutto. Dylan viene recuperato come personaggio, creando la giusta fraternità e amicizia con gli altri personaggi che, del resto, hanno sempre fraternizzato con tutti e proprio non si capiva perchè dovessero apparire così contrari a un Dylan che, improvvisamente, sveste l’abito da “imbranato” che aveva nella prima parte della storia e recupera il carisma di un investigatore dell’incubo che da decenni, ben prima che Bonelli facesse nascere l’altra collana di Dampyr, ha affrontato mostri e assassini in situazioni che spesso nulla avevano da invidiare a quelle di Harlan e compagni.

Complessivamente è un bel arco narrativo, che rende piacevole e riuscita la storia e che forse ci riserverà futuri nuovi incontri…

dyd + d

Sherlock Holmes & il Necronomicon
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È appena uscito il secondo volume (di 2) del fumetto “Sherlock Holmes & il Necronomicon”, edito da Now Comics (etichetta 001 edizioni), con testi di Cordurié e disegni di Krstic’-Laci: un pastiche che miscela il detective di Doyle con le atmosfere di Lovecraft.

Proprio in questo secondo volume è contenuto un estratto del mio saggio “L’arte grafica di H.P. Lovecraft” edito da Dagon Press.

Una succosa occasione per leggere un buon fumetto e stuzzicare la curiosità per la lettura del mio saggio.

Captain America: Civil War – Recensione
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Parlare di questo film richiede tre premesse.

La prima è che – mentre sappiamo bene quanto i parenti siano importanti nel passato dei super-eroi, spesso segnato da tragedie che spronano a un superiore senso di giustizia/vendetta – l’attuale deriva dei film supereroici, in particolare, ci rivela che a loro gli si può toccare tutto, tranne la mamma. Lì si adirano e sono pronti a menarsi anche tra loro.

La seconda è che, da sempre, reputo l’uomo ragno il migliore tra gli eroi Marvel e sono profondamente addolorato del destino che ha segnato la sua storia cinematografica. Sam Raimi ha fatto due film capolavoro, salvo chiudere la trilogia con un aborto orrido che ha rovinato quanto fatto prima (il regista di Evil Dead ha sprecato persino Venom!). Era necessario ripartire, ma pare proprio che la Sony non ne fosse capace, come dimostrano gli scarsi successi di Garfield (l’attore, non il gatto).

La terza è che apprezzo in particolare i film di Cap. America, perchè trovo che in essi la Marvel riesca a distaccarsi maggiormente dal tema super-eroi e creare degli ottimi film d’azione in senso ampio. Il secondo capitolo di Cap., Winter soldier, non aveva nulla da invidiare agli ultimi James Bond. I personaggi spesso sono privi di super-poteri, ma sono soltanto abili combattenti. Lo stesso Cap. è un supersoldato, fortissimo sì, ma senza particolari doti, tranne uno scudo molto duro. Ci sono intrecci di spionaggio e ottime trame. Sono film che possono piacere a tanti tipi di pubblico.

Chiarite queste tre cose, posso parlare del film. Mentre mi attendevo troppo da Batman vs. Superman (con aspettative solo in parte ricambiate, la mia recensione è qua), mi aspettavo poco o nulla da questo film e invece sono stato profondamente appagato.

La trama è ben strutturata, i dialoghi sono buoni e funzionali, i personaggi – tanti, da tenere uniti – sono comunque ben caratterizzati. Una buona parte del film si struttura proprio con quelle tematiche da spy-story alla 007 che citavo sopra.

Gli eroi Marvel hanno più volte creato disastri, cagionando anche vittime collaterali tra i civili (nulla pare contare che questo avvenisse salvando l’intera razza umana dall’estinzione per mano di alieni o dei malvagi, leit motiv anche in Batman vs. Superman). L’ONU vuole che gli Avengers si sciolgano o passino sotto il controllo della politica.

Il solo personaggio che pare ribellarsi a tutto questo è Cap. America. Un dialogo fa capire l’importanza, alle volte, di essere il solo a fare la cosa giusta, sempre e comunque, a costo di mettersi contro il mondo intero, se necessario (altro paragone con il film DC già citato, ma qui espresso in maniera più chiara e coerente). Non è forse questo che contraddistingue il super-eroe? Non è questo che rende il Cap. ciò che è? Un simbolo.

Del resto è un nuovo, euforico e giovanissimo Peter Parker a ricordarci cosa dovrebbe spingere ogni eroe a essere tale: che da grandi poteri derivano grandi responsabilità; perchè succedono cose brutte quando non si fa attenzione a usare quei poteri. Qualcosa che Tony  Stark, alias Iron-Man, per quanto geniale, pareva non avere mai capito prima.

Lo scontro civile tra super-eroi rappresenta il momento di maggior azione del film e sicuramente l’attimo più atteso e scenografico. Piace, convince, avvince. Presentandoci uno Spider-man che presto tornerà e che, per quanto lontano in alcuni dettagli fondamentali dall’originale (ad es. la tuta e zia May), riprende lo spirito più puro del personaggio, confermando che la Marvel sa davvero come gestire i suoi eroi, come da decenni li gestisce. Al punto che troviamo uno spider-man spiritoso, intelligente e – diciamolo – quasi più forte di tutti gli altri personaggi sulla scena. Come dovrebbe essere.

Il film, in definitiva, è ottimo e ne suggerisco la visione soprattutto agli amanti del genere.

Attendo curioso i prossimi episodi dell’arrampicamuri e i capitoli di Infinity War in cui dovremmo rivedere uniti e in numero esteso, ancora una volta, i super-eroi più amati di sempre.

Marvel's Captain America: Civil War Spider-Man/Peter Parker (Tom Holland) Photo Credit: Film Frame © Marvel 2016
Marvel’s Captain America: Civil War
Spider-Man/Peter Parker (Tom Holland)
Photo Credit: Film Frame
© Marvel 2016

 

Batman V Superman: Dawn of Justice – Recensione
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Il film è appena uscito nelle sale italiane il 23 marzo 2016, circa in contemporanea col resto del pianeta, è la critica è già lacerata tra amanti e detrattori.

Personalmente il risultato di questo film è positivo ed è esattamente ciò che mi aspettavo da questa pellicola.

Non so cosa si aspettasse il resto della gente, ma i trailer che gradualmente, nel corso degli ultimi due anni, hanno anticipato il film, ci hanno mostrato senza troppi limiti o maschere quello che era il prodotto finito: un classico film di Zack Snyder, in cui cioè la trama è semplice, ma accattivante; gli eroi sono massici gladiatori fanatici di body building estremo e le donne sono di classe e affascinanti.

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Soprattutto, come sempre in un film di Snyder, la trama e i dialoghi sono relativamente limitati e funzionali a un solo scopo: la spettacolarità di scontri sempre più estremi, in un parossismo in cui si giunga al punto del non-ritorno, laddove qualsiasi cosa esplode, qualsiasi corpo abbatte delle colonne o dei muri, e la pellicola cede il posto a effetti speciali in CG a livelli estremi.

Premesso tutto questo, che dovrebbe essere il bagaglio minimo di esperienza di chiunque conosca Snyder e abbia visto Man of Steel (oppure 300, Watchmen, Sucker punch…), ci troviamo in un film che riparte esattamente da dove proprio Man of Steel ci aveva lasciato. Riviviamo la distruzione di Metropolis durante il feroce duello Kal-El/Zod, guardandola dagli occhi di un impotente quanto nervoso Bruce Wayne. Un Bruce Wayne pronto ad affrontare Superman e sconfiggerlo, se necessario, in quanto potenziale minaccia per il genere umano: Batman è disilluso, dopo 20 anni di vita a Gotham ha visto chiunque cedere al lato oscuro e sa che potrebbe succedere anche al nostro caro Kryptoniano…

Questo Batman ha quindi pensieri che ci ricordano il Cavaliere Oscuro di Nolan più di quanto molta critica tenda a negare. È stato Nolan a trasformare il personaggio pop in un ninja: un personaggio dark, che si muove nell’ombra, con una voce contraffatta e cavernosa. Un pipistrello che fa di una coreografia dell’orrore il suo primo metodo di attacco: spaventando l’avversario che, di fronte a Batman, non sa capire se si trovi davanti un uomo o un demone. Metafora ribadita da Snyder e dal suo Bat-Affleck: un Batman enorme, massiccio, cattivo e duro come non si è mai visto. Un Batman tormentato da incubi che permettono al regista di divertire con scenari ipotetici e visionari (alla Bosch) di raro fascino.

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Senza cadere in spoiler, che si vogliono evitare, non concordo con chi estremizza l’analisi di questo film evidenziando i buchi di trama, le incongruenze o il forzato inserimento di altri personaggi DC, anche solo in un cammeo estemporaneo e brevissimo. Partiamo dal presupposto che sia un film di supereroi e la sospensione dell’incredulità è richiesta dal titolo: se non si può accettare la possibilità di un milionario ninja e di un alieno quasi divino, di certo non è possibile abbracciare la tesi di partenza del film. Ma una volta accettata quella tesi e quel mondo, simile al nostro, in cui esistono Metropolis e Gotham, ci si deve mantenere a quelle stesse regole per tutto il film affinché il tutto resti coerente e credibile. Ebbene, alcune scelte possono essere semplicistiche; altre possono essere forzate o stridere rispetto ad altri aspetti di personaggi che – in massima parte – sono fin troppo perfetti e potenti per essere umanizzati e indeboliti… Eppure, tutte queste scelte servono a elaborare una trama in cui uomini e dei devono essere snaturati per essere portati su un piano di gioco comune e interagire a livello emozionale tra loro (e con lo spettatore). Tutto questo ritengo che nel film sia realizzato: perché ogni scelta, per quanto opinabile, è coerente. Il film e la trama, nel complesso, reggono. Quello che Snyder voleva fare e ci aveva snudato e anticipato fin dal trailer è esattamente il prodotto finito e venduto. Nulla di più; nulla di meno.

Forse quello che non ci si attendeva era una Wonder Woman così potente da mettere quasi in ridicolo i maschietti del film (e questa critica non mi pare nessuno l’abbia mossa). Eppure Gal Gadot – che ringraziamo Snyder di aver trovato e offerto agghindata con degli abiti meravigliosi – diventa una vera e propria icona di suggestione e femminilità. Un personaggio perfetto, che sposa il meglio delle spie alla Bond o di Catwoman all’amazzone guerriera che ci attendevamo.

Batman V. Superman: Dawn Of Justice

Cavill è a suo agio, come sempre, nei panni di un Superman che ormai ha il suo aspetto: quel viso da bravo ragazzo, sempre pacato e raramente arrabbiato. Affleck lascia alle spalle il Davil della Marvel ricreando un Bruce Wayne e un Batman perfettamente consoni al personaggio e al film. Irons è un maggiordomo perfetto e fin troppo esperto di tutto (in questo ci riporta a un’immagine fumettistica di un certo Alfred che i film, specie con Nolan, avevano praticamente abbandonato).

Lex Luthor è interpretato magnificamente da Jesse Eisenberg: forse è un Luthor molto più psicopatico di quello a cui eravamo abituati. Ma ci sta. In questo film, nel mondo di Snyder, Luthor psicopatico è coerente. E l’interpretazione di Eisenberg è da Oscar. Ci ricorda (e fa rimpiangere) il Joker di Ledger. Personalmente è un cattivo che amo e adoro e penso resterà nel nostro immaginario con il suo tè alla pesca della nonna. Sicuramente è lui il vero cattivo del film, non certo il mostruoso Doomsday, graficamente uscito dal Signore degli Anelli senza apparente spiegazione (una sorta di Hulk contraffatto) tranne la sua funzione di distruttore, fondamentale per dare inizio alla spettacolare distruzione finale, con botte da orbi, senza cui Snyder non sta bene (e nemmeno noi, se siamo fan di Snyder)!

           Batman-v-Superman-Dawn-of-Justice-3   Batman-V-Superman-Movie-Doomsday-Trailer

Forse nel film c’è qualche morto di troppo? Sinceramente già Nolan aveva portato la guerra a Gotham… Ma in Snyder cosa vi aspettavate? Mentre una città esplode, disintegrata, chi è che si mette a contare i morti? Chi mai è andato a controllare l’esito dei traumi causati in uno scontro da Batman? Diciamola tutta: se c’è morte nel film di Snyder è perché c’è sempre nei suoi film, come c’è nella realtà.

Il film, infine, ci regala anche riflessioni sulla figura divina: un archetipo su cui l’uomo proietta molte sfumature che, in definitiva, il film suggerisce possano ridursi a una soltanto. Dio come colui che fa la cosa giusta. Sempre e comunque. Costi quello che costi.

Come già accadeva in Man of Steel, l’iconografia cristiana è ripetuta e assai presente, specie nella parte terminale del film in cui certe scene sembrano quasi riproporre graficamente, in una visione quasi blasfema, l’immagine del Dio cristiano. Un film quanto mai pasquale, dato il periodo…

Quanto all’accenno fatto ad altri super-eroi: insomma, il sottotitolo del film è Dawn of Justice. Sapevamo che non avrebbe parlato solo dello scontro tra Batman e Superman, ma che il film avrebbe gettato le basi per la nascita della Justice League, che sarà oggetto di almeno due prossimi film, sequel di questo. Io personalmente mi sarei aspettato anche una maggior presenza di altri personaggi, specie in occasioni in cui sarebbe stato scontato attenderli. Alcuni accenni potrebbero essere funzionali a future trame e colpi di scena che oggi possiamo solo ipotizzare (io credo che lo scontro tra Batman e Superman sia tutt’altro che esaurito). Vedremo i futuri capitoli e giudicheremo alla fine.

Intanto godiamoci questo film che, preso per quello che è, si offre come perfettamente godibile (quasi tre ore che passano veloci e in scioltezza, senza quasi rallentamenti o spreco di scene). Attendiamo la versione estesa e vietata ai minori per eventuali ulteriori dettagli, anche sui presunti buchi di trama. E se poi abbiamo sete di scontri tra eroi… Attendiamo la Civil War della Marvel che è proprio dietro l’angolo. O, per restare in tema DC comics, l’intervento della Suicide Squad da cui, invece, mi attendo molto poco, specie con il Joker di Leto che dubito saprà reggere il carisma di Ledger e di cattivi, come questo Luthor psicopatico, che sono sempre più solidi e centrali nelle trame dei film di Supereroi, includendo la Marvel con i più recenti film di Cap. America.