Sherlock Holmes & il Necronomicon
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È appena uscito il secondo volume (di 2) del fumetto “Sherlock Holmes & il Necronomicon”, edito da Now Comics (etichetta 001 edizioni), con testi di Cordurié e disegni di Krstic’-Laci: un pastiche che miscela il detective di Doyle con le atmosfere di Lovecraft.

Proprio in questo secondo volume è contenuto un estratto del mio saggio “L’arte grafica di H.P. Lovecraft” edito da Dagon Press.

Una succosa occasione per leggere un buon fumetto e stuzzicare la curiosità per la lettura del mio saggio.

Il Disegno dell’Universo
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Nel mio romanzo “Il Dio del dolore”, l’intero creato è simbolicamente rappresentato da disegni che il Creatore – il dio supremo e originario – esegue nella sabbia. Sabbia di multiformi colori e lucentezze, che viene soffiata via dal Vento della creazione e portata nel Mondo (attraverso i Mondi) dove diventa reale.

Questa immagine simbolica ritrova una sua radice diretta nelle tecniche orientali di rappresentazione dei Mandala con la sabbia: il Mandala è un disegno che serve per meditare, per concentrarsi, svuotare la mente e infine entrare in contatto con l’Universo intero.

Il principio base nella cultura orientale è il non-attaccamento; l’accettazione dell’impermanenza, la mutevolezza dell’esistenza. Il dolore si crea quando si cerca di resistere al mutamento. Un po’ come non si fa fatica a nuotare se ci si lascia trasportare dalla corrente, ma diventa difficilissimo e stancante (e letale) provare ad andare contro di essa.

Così, in applicazione di questo principio, dopo aver dedicato ore a concepire un Mandala meraviglioso con la sabbia, ecco che il monaco lo distrugge, con un semplice gesto della mano: meditazione sull’effimero; la fragilità dell’esistenza, la transitorietà delle cose.

Quando l’Antico, il Dio supremo del mio romanzo succitato, spiega al giovane dio della morte e del dolore tutto questo, spiega anche come ogni volta che viene a spostarsi un solo granello di sabbia del disegno (un tassello del mosaico) ecco che improvvisamente tutto cambia. Il Disegno intero non è più uguale a sé stesso. Eppure, il Disegno intero è sempre bello e perfetto. Pensiamoci: se usiamo la stessa sabbia e gli stessi colori, impastandola in continui e diversi disegni, per quanto il Mandala muti, sarà sempre altrettanto bello e altrettanto perfetto. Soprattutto, sarà sempre altrettanto completo. Come in un caleidoscopio.

In un Universo in cui nulla si crea e nulla si distrugge, ogni componente che cambia rende sempre nuovo e da scoprire il Disegno. Se poi andassimo a sostituire la sabbia con altra sabbia, di altri colori, allora ecco che il tutto muterebbe ancora e ancora…

Cos’è un Mandala di sabbia ai nostri occhi? Cos’è un caleidoscopio con cui giochiamo da bimbi? Un giocattolo. Un divertimento.

Agli occhi del Creatore, l’intero Disegno dell’Universo appare come un fragile disegno nella sabbia. Tutto è effimero. Tutto può essere soffiato via. Tutto può essere completamente rigenerato e sostituito.

Ognuno di noi conta quanto un granello di sabbia: non siamo protagonisti di una tela; non siamo la scultura di Michelangelo. Siamo semplici granelli di sabbia.

Ognuno di noi è perfettamente sostituibile.

Il nostro dolore è il voler restare al centro del Disegno. Il volere acquisire un ruolo diverso dal pigmento.

Il nostro pensare che il nostro punto nel mosaico, accanto ad altri granelli, sia intoccabile; quando invece ognuno di noi può essere spostato, cancellato, eliminato, separato.

Si superano i lutti. Si superano le morti. Si superano i distacchi.

Quando la mente è libera dal dolore, ecco che improvvisamente non ci si pensa e tutto appare completo e perfetto: come in una nuova vita. Un nuovo Disegno.

Questo perché ognuno di noi è perfettamente sostituibile nel Disegno.

Una riga bianca.

Una pausa.

Ci vuole un attimo a digerirlo. Una vita ad accettarlo.

Giusto? Sbagliato?

Concludo, in un cerchio perfetto, tornando a “Il Dio del dolore”: lì, per chi volesse, si può trovare una possibile risposta. Quella che proprio il Dio del dolore ha trovato attraverso i secoli, alla fine dei tempi.

Là dove il tempo non esiste (è ciclico) e a ogni fine segue sempre un nuovo inizio.

LA VITA, L’UNIVERSO E TUTTO QUANTO SECONDO ME (in una tazzina di caffè)
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Ok, cerco di fare chiarezza su quel poco che ho capito del meccanismo cosmico. Dio è il concetto che userò per semplicità per indicare la matrice universale (quindi non fatene una questione di semantica, badate al nocciolo che è scienza oltre che spiritualità). Tutto questo può tranquillamente applicarsi alle religioni orientali, basta sostituire a Provvidenza la parola Karma.
1) Dio concede il libero arbitrio, che è la libera scelta tra bene e male. Potrebbe imporre il suo ordine, ma non sarebbe la stessa cosa, perché noi non ci accorgeremmo di quello che facciamo e, senza la percezione del male, non potremmo distinguere il bene (contrasto di sapori).
2) Poiché però Dio di fondo è buono (?) allora deve guidare verso il bene. Non può intervenire, ma può indicare. Questa è la Provvidenza. Che si manifesta in tre forme a) dialogo interiore, ma si deve stare attenti a distinguere la Provvidenza dalla Tentazione; b) intervento di altre persone che hanno colto il messaggio (se non lo hanno frainteso); c) eventi naturali, che non interferendo sul libero arbitrio, se non in misura collaterale, possono influire in maniera drastica (ed essere direttamente operati da Dio).
3) Le persone che ci amano veramente e che possiamo amare veramente sono molto poche. Impariamo a distinguerle. A tal fine è importante notare che: è impossibile perdere una persona che si ami e ci ami. Se l’amore è reciproco, il legame è inscindibile. Questo comporta che con le persone che ci amano possiamo anche fare tutte le cazzate del mondo reciproche e rivelare i difetti reciproci, che tutto questo avrà influenza solo sullo stato di efficienza e serenità, non sul legame di fondo.
4) Le persone che ci amano sono quelle più appropriate a essere strumento della Provvidenza, ma possono sbagliare; a volte un estraneo può essere occasionalmente inviato in maniera più efficiente, mentre a volte non centra nulla. Quindi bisogna sempre stare attenti a riconoscere.
5) Il dolore non si supera e non si cancella, a patto fondamentalmente di fottersene (buddhità/serenità cristiana). Fottersene significa fondamentalmente trascendere lo stato umano. Quindi restare nello stato umano comporta la convivenza con il dolore, che dio non elimina (?) perché strumento di manifestazione primario per il libero arbitrio e, in sostanza, a) di giudizio della persona (buono/cattivo) e b) di sua evoluzione;
6) poiché Dio è fondamentalmente buono (?) e perdona tutti, allora di fondo giudicare se uno è buono o cattivo serve a un cazzo, se sarà perdonato comunque. Lo stato finale è una assenza di inferno e purgatorio (che peraltro sarebbero una reiterazione delle prove del mondo umano in versione sanzione accessoria/recidiva), ma semmai un paradiso suddiviso in distanza da Dio, rectius dallo stato di grazia e beatitudine assoluta. In questo senso la concezione della prova di evoluzione si concilierebbe con la religione orientale e darebbe un senso a tutta la struttura.
7) gli animali sono manifestazioni divine, spesso in particolare sofianiche (i cani), in quanto tali tendono (soprattutto gli animali da compagnia vicini all’uomo come i cani) ad amare incondizionatamente e indicano all’uomo il giusto rapporto con il creato (questo perché in loro il libero arbitrio è ridotto e sono strumenti e angeli).
8) in definitiva, però, tutto questo mi pare francamente UN PO’ ECCESSIVO… Però tanto è… Ci attacchiamo bellamente al cazzo. Ah sì, ATTENZIONE: il concetto di prova/crescita è esponenziale come in un videogioco, più si procede più diventa dura. Quando avrete superato una prova dura e penserete, dai passata, occhio che ne arriva una più grossa.
CONCLUSIONE: se vi state chiedendo se non si starebbe meglio senza libero arbitrio e capite perché spesso essere scemi (e al livello più infimo del gioco) significa stare meglio perchè proprio non si capiscono le cose… Beh, è una domanda legittima e lecita proprio per libero arbitrio che avete…

Captain America: Civil War – Recensione
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Parlare di questo film richiede tre premesse.

La prima è che – mentre sappiamo bene quanto i parenti siano importanti nel passato dei super-eroi, spesso segnato da tragedie che spronano a un superiore senso di giustizia/vendetta – l’attuale deriva dei film supereroici, in particolare, ci rivela che a loro gli si può toccare tutto, tranne la mamma. Lì si adirano e sono pronti a menarsi anche tra loro.

La seconda è che, da sempre, reputo l’uomo ragno il migliore tra gli eroi Marvel e sono profondamente addolorato del destino che ha segnato la sua storia cinematografica. Sam Raimi ha fatto due film capolavoro, salvo chiudere la trilogia con un aborto orrido che ha rovinato quanto fatto prima (il regista di Evil Dead ha sprecato persino Venom!). Era necessario ripartire, ma pare proprio che la Sony non ne fosse capace, come dimostrano gli scarsi successi di Garfield (l’attore, non il gatto).

La terza è che apprezzo in particolare i film di Cap. America, perchè trovo che in essi la Marvel riesca a distaccarsi maggiormente dal tema super-eroi e creare degli ottimi film d’azione in senso ampio. Il secondo capitolo di Cap., Winter soldier, non aveva nulla da invidiare agli ultimi James Bond. I personaggi spesso sono privi di super-poteri, ma sono soltanto abili combattenti. Lo stesso Cap. è un supersoldato, fortissimo sì, ma senza particolari doti, tranne uno scudo molto duro. Ci sono intrecci di spionaggio e ottime trame. Sono film che possono piacere a tanti tipi di pubblico.

Chiarite queste tre cose, posso parlare del film. Mentre mi attendevo troppo da Batman vs. Superman (con aspettative solo in parte ricambiate, la mia recensione è qua), mi aspettavo poco o nulla da questo film e invece sono stato profondamente appagato.

La trama è ben strutturata, i dialoghi sono buoni e funzionali, i personaggi – tanti, da tenere uniti – sono comunque ben caratterizzati. Una buona parte del film si struttura proprio con quelle tematiche da spy-story alla 007 che citavo sopra.

Gli eroi Marvel hanno più volte creato disastri, cagionando anche vittime collaterali tra i civili (nulla pare contare che questo avvenisse salvando l’intera razza umana dall’estinzione per mano di alieni o dei malvagi, leit motiv anche in Batman vs. Superman). L’ONU vuole che gli Avengers si sciolgano o passino sotto il controllo della politica.

Il solo personaggio che pare ribellarsi a tutto questo è Cap. America. Un dialogo fa capire l’importanza, alle volte, di essere il solo a fare la cosa giusta, sempre e comunque, a costo di mettersi contro il mondo intero, se necessario (altro paragone con il film DC già citato, ma qui espresso in maniera più chiara e coerente). Non è forse questo che contraddistingue il super-eroe? Non è questo che rende il Cap. ciò che è? Un simbolo.

Del resto è un nuovo, euforico e giovanissimo Peter Parker a ricordarci cosa dovrebbe spingere ogni eroe a essere tale: che da grandi poteri derivano grandi responsabilità; perchè succedono cose brutte quando non si fa attenzione a usare quei poteri. Qualcosa che Tony  Stark, alias Iron-Man, per quanto geniale, pareva non avere mai capito prima.

Lo scontro civile tra super-eroi rappresenta il momento di maggior azione del film e sicuramente l’attimo più atteso e scenografico. Piace, convince, avvince. Presentandoci uno Spider-man che presto tornerà e che, per quanto lontano in alcuni dettagli fondamentali dall’originale (ad es. la tuta e zia May), riprende lo spirito più puro del personaggio, confermando che la Marvel sa davvero come gestire i suoi eroi, come da decenni li gestisce. Al punto che troviamo uno spider-man spiritoso, intelligente e – diciamolo – quasi più forte di tutti gli altri personaggi sulla scena. Come dovrebbe essere.

Il film, in definitiva, è ottimo e ne suggerisco la visione soprattutto agli amanti del genere.

Attendo curioso i prossimi episodi dell’arrampicamuri e i capitoli di Infinity War in cui dovremmo rivedere uniti e in numero esteso, ancora una volta, i super-eroi più amati di sempre.

Marvel's Captain America: Civil War Spider-Man/Peter Parker (Tom Holland) Photo Credit: Film Frame © Marvel 2016
Marvel’s Captain America: Civil War
Spider-Man/Peter Parker (Tom Holland)
Photo Credit: Film Frame
© Marvel 2016

 

Nuovo riconoscimento al romanzo “Il Dio del dolore”
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Con immensa gioia comunico che la giura della Prima Edizione del Premio Nazionale di Letteratura “Le figure della parola” ha deciso di assegnare il primo premio sezione “ROMANZO FANTASY”
a FRANCESCO BRANDOLI (il sottoscritto) per il romanzo “Il Dio del dolore ”! Un nuovo riconoscimento al mio romanzo d’esordio!